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Gabriella, la chiameremo così, è affetta dal Disturbo Generalizzato del Neurosviluppo. Non riesce a star ferma, a guardarti negli occhi, ad ascoltare e rispettare le consegne. Il suo corpo, la mente, le frasi e lo sguardo sono perennemente altrove; alla ricerca di chissà cosa, intrappolati in chissà quali pensieri. Nel laboratorio di logoteatroterapia pian piano riesce a fare qualche passo in avanti. Ad aspettare il suo turno, ad accorgersi della presenza degli altri e ricordare il nome di tutti. Ma quella mattina la sua energia prorompente fuoriesce come un fiume in piena. Nel gioco del passaggio dell’oggetto immaginario vorrebbe subito compiere l’azione richiesta, incurante del fatto che ci sono almeno cinque persone prima di lei; parla sopra agli altri, richiede prepotentemente tutta la mia attenzione, fatica enormemente a controllarsi. Finalmente arriva il suo turno, ma la sua performance colma di creatività (per una volta contestuale) la porta a gettare a terra l’oggetto mimato invece di passarlo al compagno. Pazienza, riprendiamolo e ricominciamo. Al secondo giro del medesimo gioco ecco che nuovamente getta alle sue spalle l’oggetto, una volta arrivato il suo turno. A questo punto io ho una scelta davanti a me. Potrei semplicemente dire al suo compagno di riprendere come nulla fosse, ma preferisco fare un tentativo. Dopo aver ottenuto la totale attenzione di Gabriella, le mostro esattamente la sua azione appena terminata ma al rallentatore, così che possa comprenderla pienamente. E pongo l’accento sul fatto che il gioco consiste nel passaggio l’un l’altro di un oggetto mimato, ma se quest’ultimo viene gettato a terra o alle nostre spalle, come fa il gioco a proseguire? Come possono divertirsi anche i compagni che stanno pazientemente aspettando il proprio turno? Gabriella improvvisamente comprende, si connette con la situazione anche se mimata. Rapidamente raccoglie l’oggetto dal pavimento alle sue spalle e lo piazza nelle mani del compagno, dicendo “Forza, ora tocca a te” scatenando sorrisi e felicitazioni da parte di tutto il gruppo. Ecco, mi trovo a riflettere pochi minuti più tardi. A volte è estremamente più funzionale spiegare che il rispetto di qualsiasi regola di un gioco significa attenzione, considerazione dell’altro o degli altri, invece che insistere sul rispetto della regola stessa, solo perché si fa così o perché viene deciso dall’adulto di riferimento. La cura per chi ci sta accanto è un messaggio enormemente più potente. Anche in queste piccole cose si lavora sullo sviluppo dell’empatia. E anche in individui affetti da importanti fragilità, il risultato si raggiunge. Sempre.
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