Quanto è importante lasciare che i ragazzi conducano le attività dopo di noi, per il resto del gruppo. Ho sempre pensato che condurre un’attività fosse il modo migliore per far sedimentare il relativo apprendimento. Ma un giorno ho improvvisamente scoperto un altro aspetto ancor più importante. Di solito inizio il laboratorio di logoteatroterapia con lo scioglimento ovvero una serie di movimenti atti a muovere tutti i segmenti del corpo, dalla testa ai piedi. Lorenzo, un ragazzo affetto dallo spettro autistico, quella volta afferma a gran voce che vuole proporre lui movimenti a tutti. Benissimo, rispondo io, accomodati. E Lorenzo inizia un movimento abbastanza complicato che gli altri ragazzi non riescono a riprodurre agevolmente quanto lui. Non solo il nostro non li guarda e quindi non si accorge delle loro difficoltà, ma continua imperterrito a compiere lo stesso movimento (che evidentemente gli genera una certa dose di soddisfazione) un’infinità di volte, finché sono costretta ad at...
Stefania aveva ventidue anni quando l’ho conosciuta. Terminato l’istituto superiore e conseguita la maturità, si era iscritta a una delle scuole più famose di fumetti, date le sue indubbie capacità nel disegno e la sua passione per gli anime giapponesi. Su questo argomento è fortissima, conosce e ricorda ogni più piccolo dettaglio di disegnatori, sceneggiatori, personaggi, film, fumetti, serie. Il guaio è che è davvero difficile far sì che la sua mente si interessi ad altro. Appena la conversazione si sposta su argomenti differenti, che potrebbero riguardare cose quotidiane come le vacanze appena trascorse o lo sciopero dei trasposti, Stefania accavalla le gambe, incrocia le braccia e rivolge testa e sguardo altrove. Risponde, certo, quando la domanda la riguarda direttamente. Ma non mostra alcun interesse per quel che dicono gli altri, arrivando addirittura a non comprendere per quale motivo magari a un certo punto tutto il gruppo inizia a ridere e fare battute. Sembra vivere la propr...