Incontro Barbara (la chiameremo così) qualche anno fa. Durante le lezioni spesso non rispetta le consegne e fa a modo suo. Non riesce a stare ferma per più di qualche minuto, il suo sguardo vaga per la stanza attirato da ogni piccolo dettaglio, il corpo è spesso scomposto, il movimento risulta caotico e affatto contestuale. Non è quindi difficile intuire che sia affetta da alcune problematiche a livello cognitivo, che le impediscono la piena partecipazione a qualsivoglia esperienza. In qualche modo però, l’attività le piace e in qualche breve momento riesce ad agganciarsi alla realtà del momento e anche a pronunciare frasi adeguate. Arriva il momento della scrittura e successive prove dello spettacolo finale. Ci divertiamo con l’intero gruppo a sviluppare la storia e inserire battute e personaggi divertenti per ciascuno, quindi anche per Barbara. Ma dopo qualche settimana, una delle sue insegnanti mi si avvicina per comunicarmi che forse ho avuto troppa fiducia nelle capacità mnemonich...
Giulio, lo chiameremo così. Ha 12 anni ed è affetto da un disturbo del neuro-sviluppo che lo rende refrattario a qualsivoglia interazione con l’altro. Perso nel suo mondo, con gli occhi perennemente bassi e il corpo apatico, sembra non essere interessato a nulla e nessuno. Quale non è la nostra sorpresa (mia e delle colleghe terapiste) quando partecipa ai giochi di logoteatroterapia come fosse la cosa più naturale del mondo; cammina nello spazio, attiva l’imitazione, sembra finalmente far parte di un gruppo, di una storia. Arriva addirittura a produrre autonomamente piccoli gesti o frasi funzionali al contesto del laboratorio. Continua però a mantenere lo sguardo fisso sul pavimento. Lo alza solo su specifica richiesta e aggancia gli occhi dell’interlocutore per un paio di secondi, non di più. Giunge il momento delle prove della messinscena. Dopo aver raccontato la storia che andremo a recitare, anche grazie a immagini e video che lo aiutino nella comprensione, gli affido il personaggi...