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Fare teatro la vigilia di Natale

È la vigilia di Natale. Un Natale strano, per certi versi claustrofobico. Un Natale in cui dovremo restare chiusi in casa perché potremmo essere veicolo di malattia per i nostri parenti, o loro per noi. Eppure è Natale, già. Di buon mattino ho un appuntamento zoom con alcuni dei miei giovanissimi allievi. L’unico lato positivo del condurre il laboratorio on line, è che almeno possiamo stare senza mascherine. E allora ecco apparire sullo schermo del mio pc i visetti assonnati ma anche eccitati per la notte che arriverà, gli occhietti vispi e sbarazzini, i pigiamini a quadretti rossi e blu, l’albero di Natale che si intravede in fondo alla stanza, gli addobbi e le lucine. Tutto parla del Natale. Perciò anche io propongo ai miei giovani attori un cambio di programma, e data la coincidenza dell’evento, uno scambio di regali. I partecipanti accettano entusiasti la proposta, pur non sapendo ancora di cosa si tratta. Sono affetti da sordità, ritardo di linguaggio, disabilità intellettiva,
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Laboratorio teatrale su Zoom: la sciarpa

Conduco un laboratorio con adulti affetti da disabilità intellettiva e ipoacusia grazie alla piattaforma zoom. Davvero difficile fare giochi teatrali al computer, verissimo. Difficile, ma non impossibile. Iniziamo dunque! Dopo un piccolo riscaldamento che interessa viso, testa, spalle e arti superiori, ed è funzionale all’allentamento delle tensioni e a liberare la mente, passiamo al gioco vero e proprio. Avevo già informato i miei allievi che avrebbero dovuto venire muniti di una sciarpa ciascuno. Non appena mi mostrano soddisfatti le loro sciarpe, inizio io per prima a “trasformare” la mia in un altro oggetto: ripiegandola più volte, la uso come se fosse una bottiglia (svitando il tappo, inclinandola un poco e portandomela alle labbra). Tutti comprendono subito sia l’oggetto che l’azione che ho compiuto. Uno alla volta fa altrettanto, modificando la propria sciarpa così da farla diventare più compatta (ad esempio per farne un quadro) o allungandola al massimo per trasformarla in una

Il corpo parla – La direzione dello sguardo

Una delle prime cose che si impara nei corsi di teatro è che “il corpo parla”, ovvero comunica, anche senza dire neppure una parola. Tale concetto è anche una delle pietre fondanti della Logoteatroterapia. Trasmettere ai partecipanti che il loro corpo parla anche se non ne sono consapevoli. E stimola la “lettura” del corpo degli altri. Una mattina, lavorando con Elena e Ada (nomi di fantasia) ho proposto loro il gioco dell’associazione della frase alla posizione statica presa da me. Una di tali posizioni era formata dal corpo tutto teso, le braccia sollevate, i gomiti piegati e palmi aperti, bocca e occhi spalancati e sguardo verso il pavimento. Le ragazze hanno elaborato senza difficoltà frasi relative al fatto che avevo visto un topo. Io invece avevo pensato alla frase “oh mamma mia, l’ho rotto”, immaginando di aver lasciato cadere un vaso di vetro. Insieme abbiamo riflettuto sul fatto che tale posizione era adeguata a entrambi i concetti, ma quando una di loro affermò che poteva anc

Teatroterapia: partire dal vissuto quotidiano

Nella teatroterapia in videochiamata si continua a lavorare su numerosi aspetti che hanno come fine ultimo la corretta acquisizione e la comprensione del linguaggio. Uno di questi risulta la differenza tra discorso indiretto e diretto , tanto caro alle nostre maestre di italiano della scuola primaria. Mi riferisco a tutti quegli esempi di frasi come La mamma chiede a Rita di mettere in ordine la stanza che divengono vita vera grazie all’interpretazione del personaggio Mamma, la quale recita la battuta: “Rita, stellina della mamma, metti in ordine la stanza, per favore”. Ovviamente si lavora altresì sul contenuto emotivo della frase, che può essere dolce e affettuoso, irato e anche aggressivo: “Rita, quante volte te lo devo dire: metti in ordine questa benedetta stanza!” Non c’è niente di meglio del teatro per vivere in prima persona tale differenza, e pertanto apprenderla in maniera profonda e incontrovertibile. Ma quando, nel laboratorio di Logoteatroterapia mi trovo a eserci

Teatroterapia in videochiamata: parliamo in balenese

La teatroterapia in streaming pone dei limiti oggettivi per i ragazzi audiolesi, soprattutto riguardo alla comprensione del messaggio verbale. Non abbiamo a disposizione il tono della voce, i messaggi non verbali che il corpo trasmette, la gestualità a sostegno di ciò che vorremmo comunicare. Inoltre, la voce spesso si blocca, arriva in ritardo, o il suono è spezzettato. Diventa perciò ancor più importante la corretta articolazione delle labbra e la lentezza nel pronunciare le parole. Ecco che la videochiamata ci ha permesso di mettere a fuoco una difficoltà evidenziandola ancor più che nella vita reale, dandoci la possibilità di esercitarci in merito. Dopo gli opportuni esercizi di coordinazione per bocca e lingua, passiamo a posizionare le labbra esagerando l’apertura, per enunciare le cinque vocali. Ovviamente, sono attività che abbiamo svolto spesso nei precedenti laboratori di logoteatroterapia ; tuttavia, la necessità di ripeterli in questo particolare periodo è naturalm

Fare teatro a distanza: da narrazione a recitazione

I bambini che partecipano in streaming al laboratorio di logoteatroterapia hanno realizzato piccoli pupazzi, o burattini, con i rotoli terminati di carta igienica. I burattini raffigurano i personaggi delle storie su cui stavamo lavorando, e che loro stessi avrebbero interpretato a teatro, se non ci fosse stato il COVID-19 a mandare all’aria tutti i nostri piani. Ma non per questo il lavoro si ferma, semplicemente prende un’altra strada ed esercita nuove competenze. La realizzazione dei burattini ha messo in moto la creatività di ciascuno e la motricità fine, necessaria a incollare, ritagliare, colorare, aggiungere accessori. Inoltre i burattini si possono agevolmente muovere: il rotolo è cavo, quindi si possono infilare dentro le dita e fingere che il personaggio stia camminando o correndo. Ma il lavoro più interessante è stato la trasformazione della storia narrata a battute recitate. Ciascuno dei partecipanti conosce la propria storia molto bene, l’ha narrata più volte per fissarl

Fare teatro in videochiamata streaming

In questo momento così delicato e difficile il laboratorio di Logoteatroterapia va avanti con l’unica modalità possibile: incontrare i bambini e ragazzi tramite video chiamate. Numerose sono le possibilità alla nostra portata, basta scegliere la migliore piattaforma per potersi incontrare, guardarsi negli occhi, sorridersi e tentare di proseguire il lavoro che stavamo portando avanti insieme. Di certo non è possibile compiere la maggior parte dei giochi e degli esercizi che abbiamo sempre fatto insieme, dal vivo. Ma questa nuova modalità di incontro ci fa inevitabilmente “abbandonare un po’ di zavorra” portandoci a focalizzare l’attenzione su obiettivi minimi ma indispensabili, per continuare a esercitare gli elementi necessari, imprescindibili della comunicazione. Innanzi tutto lavoriamo sul contatto oculare: parlandoci tramite lo schermo del pc dobbiamo per forza prolungare il contatto visivo con chi sta dall’altra parte. Di conseguenza vengono allungati i tempi attentiv