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La gestione degli imprevisti

A breve disponibile anche tramite podcast . Come allenare l’attenzione e la capacità di portare a termine il compito prefissato anche in situazioni avverse, ovvero quando si verificano eventi inaspettati? Proviamo a farlo all’interno del laboratorio di Logoteatroterapia. La disciplina, come esplicitato più volte, utilizza elementi e tecniche teatrali con il solo scopo di migliorare la qualità della vita di coloro che vi partecipano, agendo su aspetti fondamentali quali l’autoregolazione, l’organizzazione spazio-temporale, le Funzioni Esecutive, il linguaggio congruo e contestuale e molto altro ancora. Vediamo adesso insieme uno di questi aspetti. Venerdì mattina. Uno dei ragazzi impegnati nella realizzazione della prossima performance, si ritrova a far le prove da solo. Paolo (nome di fantasia) è un adolescente affetto da disabilità cognitiva e lieve goffaggine motoria. A volte è preda di alcune rigidità comportamentali, altre volte non decodifica velocemente il contesto, in successiv
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Laboratorio estivo con Claudia Fusari a Foligno

Due spettacoli di Logoteatroterapia a giugno e luglio

Il gioco simbolico

A breve disponibile anche tramite podcast . Innumerevoli studi sono concordi nell’intendere il gioco simbolico come l’utilizzo di oggetti o simboli per rappresentare altro, e che questa tipologia di gioco sia di fondamentale importanza per lo sviluppo cognitivo, la flessibilità e la creatività. Gli studi del celeberrimo psicologo Piaget hanno portato alla nostra conoscenza il fatto che il gioco simbolico compare tra i due e i sette anni: in questo arco di tempo il/la bambino/a riesce ad affinare la propria capacità di astrazione e di immaginazione di oggetti, situazioni e persone che non sono presenti. Ecco che ci viene in aiuto il laboratorio di logoteatroterapia, il quale ha tra i suoi scopi l’approfondimento e anche il consolidamento di tale competenza in tutti quei bambini e ragazzi che ancora non l’hanno armoniosamente sviluppata. Riccardo (nome di fantasia) è un bambino di 9 anni affetto dal Disturbo dello Spettro Autistico. Sempre allegro e simpatico, è spesso fuori contesto, p

Logoteatroterapia con Letizia Catani

Letizia Catani è una bravissima logopedista di Jesi, che oltre a svolgere la sua professione con serietà, passione e impegno, presta servizio volontariamente presso l’A.IT.A. (Associazione Italiana Afasici) nella sua città. Allieva del corso di Logoteatroterapia per professionisti, ha introdotto alcune delle competenze acquisite nel suo laboratorio teatrale con adulti afasici. Ne è nata una bellissima esperienza, che Letizia ci racconta . Un giorno all’improvviso perdi la capacità di linguaggio. L’hai utilizzata per anni per comunicare con altri esseri umani e improvvisamente non è più facile da usare. Hai difficoltà a trovare le parole giuste, a mettere in ordine i suoni che le compongono, a costruire frasi, a comprendere ciò che gli altri dicono o a ripetere. Talvolta automaticamente una parole fuoriesce, ma l’attimo dopo fai di nuovo fatica a ritrovarla e provi una grande frustrazione. Questo è ciò che succede alle persone con afasia. Un giorno a seguito di un evento neurologico (co

Logoteatroterapia a scuola di Fabiana Romanelli

Fabiana Romanelli, oltre ad aver partecipato al corso per professionisti di Logoteatroterapia, è una maestra montessoriana davvero speciale. Condivide con noi un’esperienza vissuta con il proprio gruppo classe, tanto semplice quanto potente, dalla quale traspare la passione che mette nel suo lavoro e la cura per ciascun bambino, nella sua unicità. È un caldo venerdì pomeriggio di maggio, non solo per il sole che batte sulle finestre della nostra classe. Durante la mattinata alcuni episodi hanno condizionato lo stato d’animo dei bambini: sono agitati, c’è tensione, si scatenano conflitti con troppa facilità. Qualche attività di logoteatroterapia fa proprio al nostro caso! Chiedo ai bambini di liberare l’aula, ovvero di disporre tutti i tavoli uno a fianco all’altro, lungo le pareti della classe. Quindi il setting è pronto in pochi minuti per un’attività diversa dal solito.                                                                                                                   

Cambio di orientamento

Disponibile a breve anche tramite podcast . Una mattina conduco il laboratorio di Logoteatroterapia con tre ragazzi che frequentano le scuole medie. Due di loro sono affetti dal Disturbo dello Spettro Autistico, il terzo da un grado lieve di disabilità intellettiva unita a un’incipiente balbuzie. Al di là delle etichette, i tre ragazzi sono davvero simpatici, ed è un piacere lavorare con loro. Stiamo preparando la scena che li vedrà protagonisti all’interno del prossimo spettacolo teatrale. Il terzetto ha ormai memorizzato battute, azioni, espressività e movimenti nello spazio scenico. Possiamo dunque passare al cambio di orientamento. Come sovente accade non solo a me ma anche a tutti coloro che svolgono il mio stesso lavoro, il luogo nel quale ci troviamo a operare non è il teatro dove andrà in scena la performance. Spesso abbiamo a nostra disposizione sale più o meno ampie, con quantità di luce a volte non adeguata, troppi oggetti o troppo pochi, suoni che arrivano dall’esterno e c