Questa è la storia di Davide, lo chiameremo così. Adolescente con una famiglia sfasciata alle spalle ma sempre vestito all’ultima moda, con scarpe costose, smartphone e tablet di ultima generazione. Inoltre, ha problemi di udito. È come se non sapesse proprio comportarsi. Siede scomposto, non guarda negli occhi, risponde male. Mi accorgo che tutto ciò è spesso dovuto a una difficoltà nel comprendere il mondo in cui si trova. Gli oggetti sono più importanti delle persone. Averli e possederli accende enormemente il suo interesse rispetto a tutto il resto. Per lui conta poco o nulla imparare, comprendere gli altri ragazzi o riuscire a entrare in relazione con loro, a meno che non possa ottenere qualcosa in cambio. L’accordo con i suoi genitori infatti è basato sul quieto vivere purché lui faccia il minimo indispensabile a scuola, per poi guadagnarsi il premio atteso: soldi, vestiti di marca, oggetti da mostrare come bracciali, occhiali da sole e così via. Eppure vi sono brevi momenti in c...
Laura (nome di fantasia) viene spinta dalla sua terapista a partecipare a un laboratorio di Logoteatroterapia condotto da me. La bambina ha 10 anni e, oltre a essere molto carina, veste sempre come una piccola principessa in visita al regno vicino. Non solo: le sue lunghe gambe e le braccia magre si muovono con totale rigidità e spesso si attorcigliano al resto del corpo come a volerlo proteggere da chissà cosa. Estremamente timida e introversa, Laura non ha mai fatto teatro e non è difficile intuire dalla postura, dalle parole pronunciate a mezza bocca e dallo sguardo sfuggente, che vorrebbe essere a mille chilometri dalla stanza dove stiamo per iniziare. Per farla sentire appena un poco di più a suo agio, stravolgo velocemente il programma che avevo in mente e inizio con attività semplicissime, molto al di sotto di quel che lei e gli altri ragazzi potrebbero fare. Ma non basta. Trascorrono le settimane e ottengo pian piano qualche misero risultato ma niente più. Laura rifiuta di sede...