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Dal “non ci riesco” al sorriso: una storia vera di Logoteatroterapia

Laura (nome di fantasia) viene spinta dalla sua terapista a partecipare a un laboratorio di Logoteatroterapia condotto da me. La bambina ha 10 anni e, oltre a essere molto carina, veste sempre come una piccola principessa in visita al regno vicino. Non solo: le sue lunghe gambe e le braccia magre si muovono con totale rigidità e spesso si attorcigliano al resto del corpo come a volerlo proteggere da chissà cosa. Estremamente timida e introversa, Laura non ha mai fatto teatro e non è difficile intuire dalla postura, dalle parole pronunciate a mezza bocca e dallo sguardo sfuggente, che vorrebbe essere a mille chilometri dalla stanza dove stiamo per iniziare. Per farla sentire appena un poco di più a suo agio, stravolgo velocemente il programma che avevo in mente e inizio con attività semplicissime, molto al di sotto di quel che lei e gli altri ragazzi potrebbero fare. Ma non basta. Trascorrono le settimane e ottengo pian piano qualche misero risultato ma niente più. Laura rifiuta di sede...
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Teatro e Teoria della Mente: il percorso di Camilla verso attenzione e realtà

Io e Camilla (nome di fantasia) lavoriamo insieme per lunghi mesi, nei quali concentro le nostre attività sull’aderenza alla realtà. Camilla infatti a volte si perde nei suoi pensieri; inizia un discorso e non riesce a terminarlo perché vi inserisce elementi non pertinenti; ha tempi d’attenzione ridotti e pertanto ascolta gli altri solo per alcuni minuti, trascorsi i quali è di nuovo preda di idee, ricordi o riflessioni non attinenti alla conversazione. Utilizzo pertanto esercizi specifici che lavorino sull’integrazione del personaggio con il gesto adeguato, l’emozione provata, la battuta pronunciata. Inevitabilmente fanno capolino la Teoria della Mente ovvero comprendere che gli altri hanno stati mentali differenti dai propri, e la pragmatica ovvero l’utilizzo congruo e contestuale del linguaggio. Il setting teatrale ci permette sempre di interromperci e ricominciare da capo, laddove ci sia un elemento non coerente con il resto. Ricordo quel pomeriggio in cui Camilla era certa di inte...

Teatro e fiducia: come Barbara ha superato i suoi limiti grazie al gruppo

Incontro Barbara (la chiameremo così) qualche anno fa. Durante le lezioni spesso non rispetta le consegne e fa a modo suo. Non riesce a stare ferma per più di qualche minuto, il suo sguardo vaga per la stanza attirato da ogni piccolo dettaglio, il corpo è spesso scomposto, il movimento risulta caotico e affatto contestuale. Non è quindi difficile intuire che sia affetta da alcune problematiche a livello cognitivo, che le impediscono la piena partecipazione a qualsivoglia esperienza. In qualche modo però, l’attività le piace e in qualche breve momento riesce ad agganciarsi alla realtà del momento e anche a pronunciare frasi adeguate. Arriva il momento della scrittura e successive prove dello spettacolo finale. Ci divertiamo con l’intero gruppo a sviluppare la storia e inserire battute e personaggi divertenti per ciascuno, quindi anche per Barbara. Ma dopo qualche settimana, una delle sue insegnanti mi si avvicina per comunicarmi che forse ho avuto troppa fiducia nelle capacità mnemonich...

Logoteatroterapia. Lo sguardo, il gesto

Giulio, lo chiameremo così. Ha 12 anni ed è affetto da un disturbo del neuro-sviluppo che lo rende refrattario a qualsivoglia interazione con l’altro. Perso nel suo mondo, con gli occhi perennemente bassi e il corpo apatico, sembra non essere interessato a nulla e nessuno. Quale non è la nostra sorpresa (mia e delle colleghe terapiste) quando partecipa ai giochi di logoteatroterapia come fosse la cosa più naturale del mondo; cammina nello spazio, attiva l’imitazione, sembra finalmente far parte di un gruppo, di una storia. Arriva addirittura a produrre autonomamente piccoli gesti o frasi funzionali al contesto del laboratorio. Continua però a mantenere lo sguardo fisso sul pavimento. Lo alza solo su specifica richiesta e aggancia gli occhi dell’interlocutore per un paio di secondi, non di più. Giunge il momento delle prove della messinscena. Dopo aver raccontato la storia che andremo a recitare, anche grazie a immagini e video che lo aiutino nella comprensione, gli affido il personaggi...

Logoteatroterapia: come il Teatro aiuta l’Autismo (esperienza reale in scena)

La preparazione della messa in scena di vari spettacoli, che culmineranno con la performance a teatro di fronte a un folto pubblico, è l’occasione per affinare la strada percorsa nei mesi di laboratorio di logoteatroterapia; per verificare se determinati apprendimenti si sono stabilizzati nella memoria dei nostri giovani allievi; per sperimentare altresì la capacità di questi ultimi di generalizzare, ovvero traslare un obiettivo raggiunto da un contesto a un altro, a seconda delle necessità. E poi ci sono avvenimenti che accadono solo durante la preparazione di uno spettacolo. Sono momenti preziosi, ai quali è sempre necessario porre la giusta attenzione. Con un piccolo gruppo di ragazzi stiamo provando una scena ispirata alla celebre fiaba di Biancaneve. Eccoci al momento in cui la perfida regina chiama il cacciatore al suo cospetto per ordinargli di sopprimere la principessa. Per implementare sempre più il linguaggio spontaneo congruo e contestuale, invito gli attori a improvvisare l...

Teatro e Sordità – Come aggiungere ironia

Mi è capitato spesso di lavorare con giovani adulti affetti da sordità, i quali utilizzano protesi acustiche o impianto cocleare atti a migliorare la quantità e qualità delle informazioni che giungono all’apparato uditivo. Eppure, le protesi o l’impianto, uniti ad anni di terapia logopedica che hanno sicuramente migliorato la qualità della loro vita e delle relazioni, in alcuni casi non sono sufficienti. Mi trovo a condurre un intervento di logoteatroterapia con Grazia (nome di fantasia come i seguenti) insieme ad Antonella, Pietro, Andrea e altri. Giovani sui venticinque-trent’anni, che si sono laureati, sposati, hanno trovato un lavoro. Sono quindi ben inseriti nella società e stanno costruendo il proprio percorso di vita. Cos’è dunque che manca, che ancora può essere affinato? È presto detto: l’ironia. Mi accorgo ben presto che la maggior parte dell’attenzione di ciascuno di loro (sia visiva che uditiva) risiede nel comprendere la frase pronunciata dall’interlocutore di turno, il qu...

Autismo e Teatro – Come aiuta i ragazzi | Logoteatroterapia e neuroni specchio

Disponibile a breve anche tramite podcast . Trovo sempre estremamente interessante quanto un semplice esercizio o un’attività, anche piccola e trascurabile, possano avere ricadute positive non solo sui partecipanti compie ma anche coloro che gli stanno accanto. Nel laboratorio di logoteatroterapia per adolescenti, un pomeriggio stavamo realizzando una breve improvvisazione direttamente estratta dal racconto “Il fantasma di Canterville” di Oscar Wilde. Ciascuno dei presenti doveva entrare in scena fingendo di portare una candela e, al segnale uditivo convenuto, immaginare di trovarsi di fronte al fantasma per elaborare velocemente una battuta da rivolgergli. Chiedo a una delle ragazze, la chiameremo Diletta, di battere le mani per simboleggiare l’apparizione del fantasma. Diletta si impegna, ma il Disturbo dello Spettro Autistico dal quale è affetta la porta a distrarsi spesso e rintanarsi nei propri pensieri. Pertanto mi rendo conto che la breve improvvisazione non sta ricoprendo un f...