giovedì 2 maggio 2019

Ricostruiamo gli atti motori

Nella Logoteatroterapia (LTT in breve), come già esplicitato in precedenza, avviene la “decostruzione” e la corretta “ricostruzione” di atti motori adeguati allo spazio e al tempo dell’azione scenica. Il corpo fa quindi esperienza più volte dell’atto motorio in questione, visto che a teatro è consuetudine riprovare ripetutamente la stessa scena, fino a generalizzare tale conoscenza e trasferirla anche sul piano della quotidianità.
Immaginiamo che a fare quest’esperienza sia un bambino o ragazzo disorganizzato, affetto da disabilità intellettiva o disprassico, a cui venga chiesto di entrare in scena da un lato, dirigersi verso l’angolo opposto del palco per afferrare un oggetto posto su un tavolo. È probabile che il nostro giovane attore, non coordinando correttamente lo spazio e il tempo, alzi il braccio e lo ponga nella posizione di presa fin dall’inizio della deambulazione, quando sarebbe sufficiente farlo durante il passo subito
Cecilia Moreschi
precedente all’obiettivo. Oppure, al contrario, potrebbe arrivare fino al tavolo e urtarlo, talmente concentrato nella direzione della camminata da non attivare l’inibizione motoria e pertanto lo stop al momento giusto. O, ancora, potrebbe raggiungere correttamente il punto richiesto, fermarsi, ma non riuscire a pianificare lo schema motorio necessario a eseguire il doppio comando richiesto (camminare e afferrare l’oggetto).
Nondimeno, immaginandoci all’interno di laboratorio di LTT, abbiamo tempo. Possiamo ricominciare da capo, prenderci il lusso di ricreare tutta la sequenza motoria insieme al protagonista della scena. Possiamo contare quanti passi occorrono ad afferrare l’oggetto, e a quale di essi alzare il braccio; oppure (laddove il nostro abbia una buona organizzazione visuo-spaziale) possiamo utilizzare le sue risorse come punti di forza e quindi scegliere un riferimento presente sul palco: “Guarda, comincio ad alzare il braccio appena sorpasso il vaso di fiori”.
Lo facciamo più volte insieme, poi lasciamo che ripeta autonomamente il percorso, finché l’esperienza motoria, fatta di propriocezione ed esterocezione, crei dentro di lui la mappa dell’ambiente in cui si trova ad agire e del tempo necessario a compiere ciò che gli avevamo chiesto fin dall’inizio: afferrare l’oggetto presente sul tavolo.

giovedì 18 aprile 2019

Il gesto: supporto ineguagliabile delle parole

Nel laboratorio teatrale, dopo una piccola fase di riscaldamento in cui sperimentiamo tutto lo spazio che braccia e mani possono raggiungere e le varie posizioni che assumono, sia all’unisono che una per volta, iniziamo spontaneamente ad abbinarle ad un’espressione del viso.
In principio i piccoli attori imiteranno tutte le proposte dell’animatore, incamerando nella loro memoria che un tale gesto “supporta” una frase interrogativa, l’altro un’esclamazione di terrore, il terzo l’emozione della tristezza e così via.

Spesso mi è accaduto di notare che quando i bambini
Cecilia Moreschi
giocano liberamente fra di loro o si rivolgono all’adulto, non utilizzino affatto gli arti superiori per arricchire il messaggio che intendono trasmettere, qualora non lo facciano in maniera del tutto casuale, spesso errata.
È qui, pertanto, che rivolgiamo la nostra attenzione alla “rieducazione” del gesto: come se dovessero imparare la sequenza dei numeri, mostriamo ai bambini ipoacusici, disprassici e disorganizzati (e facciamo ripetere) una piccola gamma di gesti usati quotidianamente da tutti noi, che poi pian piano andremo ad ampliare.

Successivamente li stimoleremo a osservare gli adulti che in quel momento stanno usando una data gestualità relativa al contesto e alla conversazione.
È altresì utile soffermarsi su foto prese da una rivista o disegni dei fumetti. 

In una fase successiva del lavoro, e spesso con i bambini più grandicelli o i ragazzi, proporremo delle piccole improvvisazioni guidate a tema, nelle quali però gli attori devono escludere completamente la parola e comunicare con il compagno solo attraverso azioni sceniche, mimica facciale e soprattutto gesti. Semplici gag come l’entrare in un bar, chiedere un caffè, vederselo versare addosso da un altro avventore, uscire arrabbiati e macchiati, sono situazioni assolutamente esplicative di questo tipo di lavoro.

mercoledì 20 marzo 2019

Logoteatroterapia: leggiamo il copione

Una volta scelto l’argomento da mettere in scena, e assegnati i personaggi ai bambini o ai ragazzi, nella logoteatroterapia si procede con piccole improvvisazioni in cui gli attori stessi creano la drammaturgia. Quest’ultima viene velocemente trascritta da uno sceneggiatore mentre il gruppo di attori la fissa insieme alla sottoscritta, trasferendo pertanto su carta le azioni sceniche, l’espressività, le battute dei personaggi.
In un secondo momento questo abbozzo di una o più scene viene da me corretto, migliorato e ampliato, fino a restituire ai giovani attori il copione finito, la settimana successiva. I protagonisti di quella scena sanno pertanto che sono stati essi stessi a crearla, e spesso ripeto loro che “come tutte le opere d’arte, prima non c’era, e adesso c’è grazie a voi”. Ora non resta che leggere insieme il testo per imparare a memoria la parte.
La lettura si fa tutti insieme, con il supporto della teatroterapista o logopedista che interviene a frongeggiare le eventuali cadute del bambino, affinché il piccolo non ceda alla frustrazione. Quest’ultimo legge con tutti soltanto se sta frequentando almeno la seconda classe della scuola primaria. In caso di bambini più giovani, saranno gli adulti a leggere loro il testo, stimolando in tal modo la memoria uditiva per memorizzare le battute.
Tutti i testi teatrali non sono di facile lettura: al loro interno presentano almeno tre tipologie di carattere differenti, che rimandano ad altrettanti diversi significati e determinano se leggere a voce alta o meno quell’elemento. 

Cecilia Moreschi

Nel copione ci sono le didascalie, solitamente scritte in corsivo, che esprimono l’azione scenica, ciò che l’attore fa e non quel che dice (ad esempio Andrea passeggia nervosamente avanti e indietro, torcendosi le mani). Nella logoteatroterapia appaiono i nomi degli attori, non quelli dei personaggi che implicherebbero un ulteriore passaggio astratto, a volte non funzionale all’apprendimento che intendiamo perseguire. Il nome solitamente viene scritto in grassetto, e indica chi pronuncia la battuta (per esempio, dopo la didascalia di cui sopra, ci sarà il nome dell’attore, Andrea, seguito dai due punti. Il bambino Andrea pertanto, si prepara a pronunciare ciò che segue dopo i due punti). Infine ci sono le battute che i vari attori devono recitare, scritte in carattere normale, con virgole, punti e punti e virgola a indicare le pause e i momenti in cui l’attore può riprendere fiato. (per esempio Andrea: Ma quanto ci mette? Mi sono stufato di aspettare!).
Il bambino che si trovi a leggere il copione deve perciò comprendere il significato degli elementi a seconda della modalità grafica in cui sono scritti, selezionare quel che deve pronunciare da ciò che deve solo leggere con gli occhi, enunciare le proprie battute a voce alta, in maniera intelligibile a tutti e con la corretta intonazione dovuta all’emozione espressa in quel momento.
In ultimo, la lettura teatrale rende immediatamente viva per il bambino la differenza tra discorso diretto e discorso indiretto, con cui si scontrerà spesso a scuola nelle ore di italiano. Nel momento in cui si decide la storia da mettere in scena, essa viene raccontata (esempio: la mamma chiese a Cappuccetto Rosso di andare dalla nonna). Ma appena ci mettiamo a recitarla e successivamente a leggerne il copione, ecco che quel che era discorso indiretto si trasforma in diretto (Mamma: Cappuccetto, per favore, potresti andare a trovare la nonna?).
Quante abilità il bambino si ritrova a utilizzare nella sola azione di “leggere il copione insieme”.

domenica 3 marzo 2019

Logoteatroterapia: il sito ufficiale

Cecilia MoreschiInizia oggi il proprio viaggio in rete il sito sulla Logoteatroterapia, disciplina ideata dalla sottoscritta per dare un nome e un contenitore esaustivo al proprio lavoro, incentrato sull’incontro tra la teatroterapia, la clownerie, la comicoterapia, il teatro ragazzi e la abilitazione e riabilitazione del linguaggio.