Io e Camilla (nome di fantasia) lavoriamo insieme per lunghi mesi, nei quali concentro le nostre attività sull’aderenza alla realtà. Camilla infatti a volte si perde nei suoi pensieri; inizia un discorso e non riesce a terminarlo perché vi inserisce elementi non pertinenti; ha tempi d’attenzione ridotti e pertanto ascolta gli altri solo per alcuni minuti, trascorsi i quali è di nuovo preda di idee, ricordi o riflessioni non attinenti alla conversazione. Utilizzo pertanto esercizi specifici che lavorino sull’integrazione del personaggio con il gesto adeguato, l’emozione provata, la battuta pronunciata. Inevitabilmente fanno capolino la Teoria della Mente ovvero comprendere che gli altri hanno stati mentali differenti dai propri, e la pragmatica ovvero l’utilizzo congruo e contestuale del linguaggio. Il setting teatrale ci permette sempre di interromperci e ricominciare da capo, laddove ci sia un elemento non coerente con il resto. Ricordo quel pomeriggio in cui Camilla era certa di inte...
Incontro Barbara (la chiameremo così) qualche anno fa. Durante le lezioni spesso non rispetta le consegne e fa a modo suo. Non riesce a stare ferma per più di qualche minuto, il suo sguardo vaga per la stanza attirato da ogni piccolo dettaglio, il corpo è spesso scomposto, il movimento risulta caotico e affatto contestuale. Non è quindi difficile intuire che sia affetta da alcune problematiche a livello cognitivo, che le impediscono la piena partecipazione a qualsivoglia esperienza. In qualche modo però, l’attività le piace e in qualche breve momento riesce ad agganciarsi alla realtà del momento e anche a pronunciare frasi adeguate. Arriva il momento della scrittura e successive prove dello spettacolo finale. Ci divertiamo con l’intero gruppo a sviluppare la storia e inserire battute e personaggi divertenti per ciascuno, quindi anche per Barbara. Ma dopo qualche settimana, una delle sue insegnanti mi si avvicina per comunicarmi che forse ho avuto troppa fiducia nelle capacità mnemonich...