Terminate le vacanze, incontro nuovamente Matteo (nome di fantasia). Ragazzino di 12 anni alto, magro, sempre vestito all’ultima moda. Affetto da difficoltà uditive e di conseguenza linguistiche, lo scorso anno sembrava non avere interesse per niente e nessuno. Spesso oppositivo, sfuggente, sdraiato sulla sedia e sul tavolo come fosse a casa sua, aveva un atteggiamento che sfiorava la maleducazione e in ogni caso comunicava il totale disinteresse per qualsiasi proposta gli venisse fatta. Ma un anno di giochi di logoteatroterapia, a cui si è aggiunto lo spettacolo finale, hanno fatto il miracolo. Eccolo, adesso. Mi corre incontro e mi abbraccia. Non smette di chiacchierare, per raccontare a tutti le giornate di vacanza trascorse al mare e al lago, proprio lui che rispondeva a monosillabi a qualsiasi domanda riguardasse la sua vita privata. Accetta di interrompere il racconto per permettere anche agli altri ragazzi di condividere le esperienze fatte. Guarda tutti negli occhi, è attento e...
Rebecca aveva momenti di grande iperattività uniti a picchi di entusiasmo spesso esagerati, fuori contesto. Non era affatto facile contenerla, indurla a rispettare le regole e a eseguire le consegne scolastiche o aiutare la mamma in casa. Gli anni passano e l’iperattività si affievolisce, insieme agli sbalzi d’umore. Rebecca diviene fin troppo preoccupata del suo aspetto fisico: i vestiti, le scarpe, il trucco, gli accessori iniziano a ricoprire un’importanza notevole nella sua vita. E, a ben guardare, si fa strada in lei una nuova caratteristica, che spesso manda insegnanti, amici e genitori su tutte le furie: il Disturbo oppositivo/provocatorio. Oppositiva con l’adulto, provocatoria con i compagni, non di rado Rebecca si rifiuta categoricamente di compiere ciò che le viene chiesto e ancor più spesso fa l’esatto contrario, adducendo poi come scusa l’esser distratta, il non aver compreso, e persino che la responsabilità non sia sua bensì di uno a caso del gruppo dei pari. L’intelligenz...