La preparazione della messa in scena di vari spettacoli, che culmineranno con la performance a teatro di fronte a un folto pubblico, è l’occasione per affinare la strada percorsa nei mesi di laboratorio di logoteatroterapia; per verificare se determinati apprendimenti si sono stabilizzati nella memoria dei nostri giovani allievi; per sperimentare altresì la capacità di questi ultimi di generalizzare, ovvero traslare un obiettivo raggiunto da un contesto a un altro, a seconda delle necessità. E poi ci sono avvenimenti che accadono solo durante la preparazione di uno spettacolo. Sono momenti preziosi, ai quali è sempre necessario porre la giusta attenzione. Con un piccolo gruppo di ragazzi stiamo provando una scena ispirata alla celebre fiaba di Biancaneve. Eccoci al momento in cui la perfida regina chiama il cacciatore al suo cospetto per ordinargli di sopprimere la principessa. Per implementare sempre più il linguaggio spontaneo congruo e contestuale, invito gli attori a improvvisare l...
Mi è capitato spesso di lavorare con giovani adulti affetti da sordità, i quali utilizzano protesi acustiche o impianto cocleare atti a migliorare la quantità e qualità delle informazioni che giungono all’apparato uditivo. Eppure, le protesi o l’impianto, uniti ad anni di terapia logopedica che hanno sicuramente migliorato la qualità della loro vita e delle relazioni, in alcuni casi non sono sufficienti. Mi trovo a condurre un intervento di logoteatroterapia con Grazia (nome di fantasia come i seguenti) insieme ad Antonella, Pietro, Andrea e altri. Giovani sui venticinque-trent’anni, che si sono laureati, sposati, hanno trovato un lavoro. Sono quindi ben inseriti nella società e stanno costruendo il proprio percorso di vita. Cos’è dunque che manca, che ancora può essere affinato? È presto detto: l’ironia. Mi accorgo ben presto che la maggior parte dell’attenzione di ciascuno di loro (sia visiva che uditiva) risiede nel comprendere la frase pronunciata dall’interlocutore di turno, il qu...