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Uno studente autistico prese il comando. Poi successe questo

Quanto è importante lasciare che i ragazzi conducano le attività dopo di noi, per il resto del gruppo. Ho sempre pensato che condurre un’attività fosse il modo migliore per far sedimentare il relativo apprendimento. Ma un giorno ho improvvisamente scoperto un altro aspetto ancor più importante. Di solito inizio il laboratorio di logoteatroterapia con lo scioglimento ovvero una serie di movimenti atti a muovere tutti i segmenti del corpo, dalla testa ai piedi. Lorenzo, un ragazzo affetto dallo spettro autistico, quella volta afferma a gran voce che vuole proporre lui movimenti a tutti. Benissimo, rispondo io, accomodati. E Lorenzo inizia un movimento abbastanza complicato che gli altri ragazzi non riescono a riprodurre agevolmente quanto lui. Non solo il nostro non li guarda e quindi non si accorge delle loro difficoltà, ma continua imperterrito a compiere lo stesso movimento (che evidentemente gli genera una certa dose di soddisfazione) un’infinità di volte, finché sono costretta ad at...
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Viveva come se la sua vita fosse un videogioco

Stefania aveva ventidue anni quando l’ho conosciuta. Terminato l’istituto superiore e conseguita la maturità, si era iscritta a una delle scuole più famose di fumetti, date le sue indubbie capacità nel disegno e la sua passione per gli anime giapponesi. Su questo argomento è fortissima, conosce e ricorda ogni più piccolo dettaglio di disegnatori, sceneggiatori, personaggi, film, fumetti, serie. Il guaio è che è davvero difficile far sì che la sua mente si interessi ad altro. Appena la conversazione si sposta su argomenti differenti, che potrebbero riguardare cose quotidiane come le vacanze appena trascorse o lo sciopero dei trasposti, Stefania accavalla le gambe, incrocia le braccia e rivolge testa e sguardo altrove. Risponde, certo, quando la domanda la riguarda direttamente. Ma non mostra alcun interesse per quel che dicono gli altri, arrivando addirittura a non comprendere per quale motivo magari a un certo punto tutto il gruppo inizia a ridere e fare battute. Sembra vivere la propr...

Laboratorio di Logoteatroterapia alla libreria Eli dal 2 ottobre

Il ritorno dalle vacanze

Terminate le vacanze, incontro nuovamente Matteo (nome di fantasia). Ragazzino di 12 anni alto, magro, sempre vestito all’ultima moda. Affetto da difficoltà uditive e di conseguenza linguistiche, lo scorso anno sembrava non avere interesse per niente e nessuno. Spesso oppositivo, sfuggente, sdraiato sulla sedia e sul tavolo come fosse a casa sua, aveva un atteggiamento che sfiorava la maleducazione e in ogni caso comunicava il totale disinteresse per qualsiasi proposta gli venisse fatta. Ma un anno di giochi di logoteatroterapia, a cui si è aggiunto lo spettacolo finale, hanno fatto il miracolo. Eccolo, adesso. Mi corre incontro e mi abbraccia. Non smette di chiacchierare, per raccontare a tutti le giornate di vacanza trascorse al mare e al lago, proprio lui che rispondeva a monosillabi a qualsiasi domanda riguardasse la sua vita privata. Accetta di interrompere il racconto per permettere anche agli altri ragazzi di condividere le esperienze fatte. Guarda tutti negli occhi, è attento e...

La ragazza che sfidava tutti... poi successe questo

Rebecca aveva momenti di grande iperattività uniti a picchi di entusiasmo spesso esagerati, fuori contesto. Non era affatto facile contenerla, indurla a rispettare le regole e a eseguire le consegne scolastiche o aiutare la mamma in casa. Gli anni passano e l’iperattività si affievolisce, insieme agli sbalzi d’umore. Rebecca diviene fin troppo preoccupata del suo aspetto fisico: i vestiti, le scarpe, il trucco, gli accessori iniziano a ricoprire un’importanza notevole nella sua vita. E, a ben guardare, si fa strada in lei una nuova caratteristica, che spesso manda insegnanti, amici e genitori su tutte le furie: il Disturbo oppositivo/provocatorio. Oppositiva con l’adulto, provocatoria con i compagni, non di rado Rebecca si rifiuta categoricamente di compiere ciò che le viene chiesto e ancor più spesso fa l’esatto contrario, adducendo poi come scusa l’esser distratta, il non aver compreso, e persino che la responsabilità non sia sua bensì di uno a caso del gruppo dei pari. L’intelligenz...

Era scortese con tutti. Non sapeva nemmeno di esserlo

Quella mattina Laura arriva di corsa. È scortese con tutti e scostante. È talmente su di giri e infastidita per aver fatto tardi che impiego non poco a calmarla, interpretare il suo stato d’animo così scombussolato e farle riacquistare un minimo di serenità. Sto per iniziare quando mi rendo conto che è più importante lavorare su altro. Le chiedo come mai è così sgarbata con noi, mentre sono tutti gentili nei suoi confronti. La ragazza spalanca gli occhi, non si aspetta proprio una domanda del genere. Va detto che è affetta dal Disturbo dello Spettro Autistico e da come risponde si capisce che ha una scarsa percezione del suo comportamento. Anche con l’aiuto degli altri, rifaccio mimando esattamente ciò che ha fatto stamane, così che possa vedersi da fuori e prendere coscienza del suo atteggiamento. Laura ride e tenta di dare alcune spiegazioni. Allora, la incalzo facendole notare che avrebbe potuto fare tutto mostrandosi maggiormente gentile. La ragazza ovviamente sa alla perfezione co...

Un ragazzo difficile non voleva giocare con nessuno… poi tutto è cambiato

Questa è la storia di Davide, lo chiameremo così. Adolescente con una famiglia sfasciata alle spalle ma sempre vestito all’ultima moda, con scarpe costose, smartphone e tablet di ultima generazione. Inoltre, ha problemi di udito. È come se non sapesse proprio comportarsi. Siede scomposto, non guarda negli occhi, risponde male. Mi accorgo che tutto ciò è spesso dovuto a una difficoltà nel comprendere il mondo in cui si trova. Gli oggetti sono più importanti delle persone. Averli e possederli accende enormemente il suo interesse rispetto a tutto il resto. Per lui conta poco o nulla imparare, comprendere gli altri ragazzi o riuscire a entrare in relazione con loro, a meno che non possa ottenere qualcosa in cambio. L’accordo con i suoi genitori infatti è basato sul quieto vivere purché lui faccia il minimo indispensabile a scuola, per poi guadagnarsi il premio atteso: soldi, vestiti di marca, oggetti da mostrare come bracciali, occhiali da sole e così via. Eppure vi sono brevi momenti in c...