Giulio, lo chiameremo così. Ha 12 anni ed è affetto da un disturbo del neuro-sviluppo che lo rende refrattario a qualsivoglia interazione con l’altro. Perso nel suo mondo, con gli occhi perennemente bassi e il corpo apatico, sembra non essere interessato a nulla e nessuno. Quale non è la nostra sorpresa (mia e delle colleghe terapiste) quando partecipa ai giochi di logoteatroterapia come fosse la cosa più naturale del mondo; cammina nello spazio, attiva l’imitazione, sembra finalmente far parte di un gruppo, di una storia. Arriva addirittura a produrre autonomamente piccoli gesti o frasi funzionali al contesto del laboratorio. Continua però a mantenere lo sguardo fisso sul pavimento. Lo alza solo su specifica richiesta e aggancia gli occhi dell’interlocutore per un paio di secondi, non di più. Giunge il momento delle prove della messinscena. Dopo aver raccontato la storia che andremo a recitare, anche grazie a immagini e video che lo aiutino nella comprensione, gli affido il personaggi...
La preparazione della messa in scena di vari spettacoli, che culmineranno con la performance a teatro di fronte a un folto pubblico, è l’occasione per affinare la strada percorsa nei mesi di laboratorio di logoteatroterapia; per verificare se determinati apprendimenti si sono stabilizzati nella memoria dei nostri giovani allievi; per sperimentare altresì la capacità di questi ultimi di generalizzare, ovvero traslare un obiettivo raggiunto da un contesto a un altro, a seconda delle necessità. E poi ci sono avvenimenti che accadono solo durante la preparazione di uno spettacolo. Sono momenti preziosi, ai quali è sempre necessario porre la giusta attenzione. Con un piccolo gruppo di ragazzi stiamo provando una scena ispirata alla celebre fiaba di Biancaneve. Eccoci al momento in cui la perfida regina chiama il cacciatore al suo cospetto per ordinargli di sopprimere la principessa. Per implementare sempre più il linguaggio spontaneo congruo e contestuale, invito gli attori a improvvisare l...