giovedì 18 luglio 2019

E finalmente... si va in scena

Il due e il quattro luglio scorso sessanta giovani attori affetti da disabilità legate all’area del linguaggio hanno magistralmente interpretato L’isola di Shakespeare, testo composto da adattamenti di alcune opere del celebre autore inglese, consoni alla loro età e al grado di difficoltà, e la piéce C’era una volta… a teatro, entrambi realizzati dalla sottoscritta.
L’età degli attori variava dai cinque ai trentasei anni, e le loro disabilità spaziavano dall’ipoacusia al DSA, passando per il DSL, DGS, la sindrome di Down, ADHD, iperattività e la disabilità intellettiva.
Il lavoro svolto all’interno del laboratorio di Logoteatroterapia, oltre a fornire loro competenze teatrali atte a renderli autonomi sul palco, ha introdotto 29 dei più grandi all’opera del Bardo facendoli appassionare alle commedie e all’unica tragedia da me scelte per l’Isola di Shakespeare, mentre 31 dei più piccini sono stati accompagnati verso l’incantato mondo delle fiabe classiche nello spettacolo C'era una volta... a teatro.
Dopo qualche mese di laboratorio, in cui oltre a conoscere meglio se stessi, si instaurano nuove e maggiormente autentiche relazioni con gli altri, acquisendo i primi rudimenti dell’arte scenica, sono passata alla scelta dell’argomento sul quale realizzare le due performance finali. Parlo di argomento e non di testo in quanto in questi anni ho sviluppato una metodologia che mi permette di scrivere insieme ai miei giovani attori ciascun copione teatrale adatto alle persone speciali che mi trovo davanti, arricchito dalle loro idee e dagli spunti scenici che mi hanno fornito durante l’anno.
Cecilia Moreschi
Se questo è vero con le classi o i gruppi di bambini e ragazzi con i quali opero da più di vent’anni attraverso il teatro, lo è ancor di più nei laboratori di Logoteatroterapia, all’interno dei quali mi trovo spontaneamente a inserire nel testo da portare in scena alcuni degli elementi su cui ciascun attore deve migliorare. Oltre a valorizzare e mostrare i vari punti di forza, le abilità già acquisite e consolidate, gli attori saranno stimolati a intervenire proprio sui punti più critici. Il tutto avviene immersi in un’atmosfera in cui la leggerezza, il gioco, il sorriso sono sempre presenti, dove è pressoché totale l’assenza di giudizio, dove non c’è alcuna fretta o pressione di raggiungere a ogni costo il risultato in breve tempo.
La motivazione a provare e riprovare una scena finché non ci soddisfi pienamente è altissima, dato che poi realizzeremo quella stessa scena o gag in teatro davanti al pubblico; questo fa sì che ciascuno non mostri alcuna opposizione o remora a provare più volte, cercando sempre di migliorarsi e raggiungere l’obiettivo richiesto.
Ciascuno degli attori ha effettuato notevoli passi nel cammino della propria vita in questi mesi. Ma forse l’esperienza più degna di nota è quella di Andrea (nome di fantasia) di cinque anni.
Il bambino è affetto da otodisplasia sinistra e disturbo misto del linguaggio e della comprensione. Nelle prime settimane di settembre 2018, ha solo quattro anni e inizia a partecipare al laboratorio di Logoteatroterapia. Durante le prime sedute, Andrea tiene gli occhi bassi, non parla con nessuno, non si relaziona. Poi pian piano alza lo sguardo, mantiene il contatto oculare, impara i nomi dei compagni. Riesce a pronunciare il suo con un filo di voce, partecipa con sempre maggior sicurezza ai giochi e alle esercitazioni. È molto interessato al racconto della favola I tre porcellini, accetta di interpretare uno dei personaggi. Gli altri bambini lo prendono “sotto la propria ala”, portandolo per mano in scena, sistemando la sua posizione laddove non sia corretta, fornendogli sempre il giusto spazio. Andrea pian piano impara le battute da recitare, associate alla gestualità consona al personaggio. Si muove in scena con sempre maggior sicurezza, inizia a ridere, a divertirsi. Ricorda sempre più elementi della performance, tanto da essere sempre più autonomo nella realizzazione.
Al momento del saggio in teatro sale sul palco senza alcun timore e la sua scena diverte e commuove tutto il pubblico.
Incontro la sua mamma pochi giorni dopo; felice dell’esperienza fatta dal figlio, mi confida che a suo parere Andrea ha iniziato a parlare proprio grazie al teatro: infatti a casa ripeteva le battute e i gesti da recitare, e solo vedendo lo spettacolo la mamma ha finalmente compreso che stava ripetendo la sua parte.
La pièce dei più grandi, L’isola di Shakespeare, ha introdotto ventinove adolescenti e giovani adulti nel magico mondo de Il mercante di Venezia, La bisbetica domata, Le allegre comari di Windsor, La tempesta, Amleto.
Oltre a entrare in contatto con l’opera di Shakespeare, esperienza che ha estremamente arricchito ciascuno, la messinscena è stata caratterizzata da numerosi elementi in cui ragazzi potessero esperire e approfondire le proprie competenze linguistiche e lessicali relative a ritmo, pausa, musica, metrica, rime. In alcune scene sono state inserite brevi sequenze di body percussion, in altre dialoghi recitati come fossero un rap.
All’interno di Amleto vi erano due coreografie funzionali alla creazione dell’atmosfera cupa e inquietante dell’incontro tra il principe e il fantasma di suo padre, e all’alienazione che precede la pazzia di Ofelia. Entrambe le coreografie erano realizzate da attori ipoacusici, che sono stati pertanto estremamente stimolati all’attenzione uditiva musicale, a seguirne il tempo e il ritmo così da riuscire a coordinare i movimenti della danza, alla memorizzazione corporale e cinestesica singola e di gruppo.
Inoltre, ciascuna commedia era sempre introdotta dal personaggio che ho chiamato Willy Poeta, interpretato anch’esso da un’attrice ipoacusica, che declamava brevi quartine in rima baciata o alternata, utilizzando una terminologia a bassa frequenza d’uso, adeguata ai tempi antichi e perfettamente funzionale nel delineare la vicenda con poche frasi.
Ruolo del teatro è pertanto anche contribuire alla capacità linguistica e affabulatoria, e all’ampliamento del vocabolario, strumento prezioso che accresce e approfondisce il pensiero di ciascuno di noi.

giovedì 20 giugno 2019

Attenzione selettiva

Mi ritrovo a parlare della Logoteatroterapia con un’amica e collega. Siamo a pranzo in un locale affollato da gente allegra e chiassosa, e il volume delle voci degli avventori disturberebbe la conversazione di chiunque. Ma non noi. Siamo talmente prese dal nostro dialogo, da rimanere completamente concentrate, quasi senza sforzo, riuscendo a non perdere una parola l’una dell’altra.
Cecilia Moreschi
Senza farci caso, abbiamo entrambe attivato la cosiddetta attenzione selettiva. Difatti, come spesso accade nella mente di un atleta nell’atto di svolgere una prestazione particolarmente lucida e concentrata a dispetto della folla urlante, terminiamo la nostra conversazione senza sforzo apparente.
Naturalmente tutto ciò sarebbe stato assai difficile per un bambino o un ragazzo affetto da ADHD, nonché dal disturbo dell’attenzione o ansia. Pertanto, come potrebbe intervenire la logoteatroterapia in questo caso? Per esempio utilizzando un celeberrimo gioco tipico del laboratorio teatrale per “allenare” l’attenzione uditiva selettiva, e cioè il muro di parole.
Nella fattispecie due attori si dispongono uno di fronte all’altro ad almeno tre/quattro metri di distanza. In mezzo a loro, gli altri partecipanti al laboratorio formano una fila, la quale impedirà il contatto oculare dei primi due. Non solo, il “muro” formato dagli altri ragazzi, inizierà a chiacchierare dei più vari argomenti. Ma nello stesso momento, i due devono intavolare una conversazione sulla quale restare concentrati il più a lungo possibile, fatta di domande e risposte. Terminato l’esercizio, ritrovata la calma e il riposo, potremo poi chiedere ai due giovani attori cosa ricordano del dialogo testé sostenuto. Se riusciranno a ricordare almeno il 50% o più delle frasi scambiate, il gioco sarà perfettamente riuscito.

giovedì 2 maggio 2019

Ricostruiamo gli atti motori

Nella Logoteatroterapia (LTT in breve), come già esplicitato in precedenza, avviene la “decostruzione” e la corretta “ricostruzione” di atti motori adeguati allo spazio e al tempo dell’azione scenica. Il corpo fa quindi esperienza più volte dell’atto motorio in questione, visto che a teatro è consuetudine riprovare ripetutamente la stessa scena, fino a generalizzare tale conoscenza e trasferirla anche sul piano della quotidianità.
Immaginiamo che a fare quest’esperienza sia un bambino o ragazzo disorganizzato, affetto da disabilità intellettiva o disprassico, a cui venga chiesto di entrare in scena da un lato, dirigersi verso l’angolo opposto del palco per afferrare un oggetto posto su un tavolo. È probabile che il nostro giovane attore, non coordinando correttamente lo spazio e il tempo, alzi il braccio e lo ponga nella posizione di presa fin dall’inizio della deambulazione, quando sarebbe sufficiente farlo durante il passo subito
Cecilia Moreschi
precedente all’obiettivo. Oppure, al contrario, potrebbe arrivare fino al tavolo e urtarlo, talmente concentrato nella direzione della camminata da non attivare l’inibizione motoria e pertanto lo stop al momento giusto. O, ancora, potrebbe raggiungere correttamente il punto richiesto, fermarsi, ma non riuscire a pianificare lo schema motorio necessario a eseguire il doppio comando richiesto (camminare e afferrare l’oggetto).
Nondimeno, immaginandoci all’interno di laboratorio di LTT, abbiamo tempo. Possiamo ricominciare da capo, prenderci il lusso di ricreare tutta la sequenza motoria insieme al protagonista della scena. Possiamo contare quanti passi occorrono ad afferrare l’oggetto, e a quale di essi alzare il braccio; oppure (laddove il nostro abbia una buona organizzazione visuo-spaziale) possiamo utilizzare le sue risorse come punti di forza e quindi scegliere un riferimento presente sul palco: “Guarda, comincio ad alzare il braccio appena sorpasso il vaso di fiori”.
Lo facciamo più volte insieme, poi lasciamo che ripeta autonomamente il percorso, finché l’esperienza motoria, fatta di propriocezione ed esterocezione, crei dentro di lui la mappa dell’ambiente in cui si trova ad agire e del tempo necessario a compiere ciò che gli avevamo chiesto fin dall’inizio: afferrare l’oggetto presente sul tavolo.

giovedì 18 aprile 2019

Il gesto: supporto ineguagliabile delle parole

Nel laboratorio teatrale, dopo una piccola fase di riscaldamento in cui sperimentiamo tutto lo spazio che braccia e mani possono raggiungere e le varie posizioni che assumono, sia all’unisono che una per volta, iniziamo spontaneamente ad abbinarle ad un’espressione del viso.
In principio i piccoli attori imiteranno tutte le proposte dell’animatore, incamerando nella loro memoria che un tale gesto “supporta” una frase interrogativa, l’altro un’esclamazione di terrore, il terzo l’emozione della tristezza e così via.

Spesso mi è accaduto di notare che quando i bambini
Cecilia Moreschi
giocano liberamente fra di loro o si rivolgono all’adulto, non utilizzino affatto gli arti superiori per arricchire il messaggio che intendono trasmettere, qualora non lo facciano in maniera del tutto casuale, spesso errata.
È qui, pertanto, che rivolgiamo la nostra attenzione alla “rieducazione” del gesto: come se dovessero imparare la sequenza dei numeri, mostriamo ai bambini ipoacusici, disprassici e disorganizzati (e facciamo ripetere) una piccola gamma di gesti usati quotidianamente da tutti noi, che poi pian piano andremo ad ampliare.

Successivamente li stimoleremo a osservare gli adulti che in quel momento stanno usando una data gestualità relativa al contesto e alla conversazione.
È altresì utile soffermarsi su foto prese da una rivista o disegni dei fumetti. 

In una fase successiva del lavoro, e spesso con i bambini più grandicelli o i ragazzi, proporremo delle piccole improvvisazioni guidate a tema, nelle quali però gli attori devono escludere completamente la parola e comunicare con il compagno solo attraverso azioni sceniche, mimica facciale e soprattutto gesti. Semplici gag come l’entrare in un bar, chiedere un caffè, vederselo versare addosso da un altro avventore, uscire arrabbiati e macchiati, sono situazioni assolutamente esplicative di questo tipo di lavoro.

mercoledì 20 marzo 2019

Logoteatroterapia: leggiamo il copione

Una volta scelto l’argomento da mettere in scena, e assegnati i personaggi ai bambini o ai ragazzi, nella logoteatroterapia si procede con piccole improvvisazioni in cui gli attori stessi creano la drammaturgia. Quest’ultima viene velocemente trascritta da uno sceneggiatore mentre il gruppo di attori la fissa insieme alla sottoscritta, trasferendo pertanto su carta le azioni sceniche, l’espressività, le battute dei personaggi.
In un secondo momento questo abbozzo di una o più scene viene da me corretto, migliorato e ampliato, fino a restituire ai giovani attori il copione finito, la settimana successiva. I protagonisti di quella scena sanno pertanto che sono stati essi stessi a crearla, e spesso ripeto loro che “come tutte le opere d’arte, prima non c’era, e adesso c’è grazie a voi”. Ora non resta che leggere insieme il testo per imparare a memoria la parte.
La lettura si fa tutti insieme, con il supporto della teatroterapista o logopedista che interviene a frongeggiare le eventuali cadute del bambino, affinché il piccolo non ceda alla frustrazione. Quest’ultimo legge con tutti soltanto se sta frequentando almeno la seconda classe della scuola primaria. In caso di bambini più giovani, saranno gli adulti a leggere loro il testo, stimolando in tal modo la memoria uditiva per memorizzare le battute.
Tutti i testi teatrali non sono di facile lettura: al loro interno presentano almeno tre tipologie di carattere differenti, che rimandano ad altrettanti diversi significati e determinano se leggere a voce alta o meno quell’elemento. 

Cecilia Moreschi

Nel copione ci sono le didascalie, solitamente scritte in corsivo, che esprimono l’azione scenica, ciò che l’attore fa e non quel che dice (ad esempio Andrea passeggia nervosamente avanti e indietro, torcendosi le mani). Nella logoteatroterapia appaiono i nomi degli attori, non quelli dei personaggi che implicherebbero un ulteriore passaggio astratto, a volte non funzionale all’apprendimento che intendiamo perseguire. Il nome solitamente viene scritto in grassetto, e indica chi pronuncia la battuta (per esempio, dopo la didascalia di cui sopra, ci sarà il nome dell’attore, Andrea, seguito dai due punti. Il bambino Andrea pertanto, si prepara a pronunciare ciò che segue dopo i due punti). Infine ci sono le battute che i vari attori devono recitare, scritte in carattere normale, con virgole, punti e punti e virgola a indicare le pause e i momenti in cui l’attore può riprendere fiato. (per esempio Andrea: Ma quanto ci mette? Mi sono stufato di aspettare!).
Il bambino che si trovi a leggere il copione deve perciò comprendere il significato degli elementi a seconda della modalità grafica in cui sono scritti, selezionare quel che deve pronunciare da ciò che deve solo leggere con gli occhi, enunciare le proprie battute a voce alta, in maniera intelligibile a tutti e con la corretta intonazione dovuta all’emozione espressa in quel momento.
In ultimo, la lettura teatrale rende immediatamente viva per il bambino la differenza tra discorso diretto e discorso indiretto, con cui si scontrerà spesso a scuola nelle ore di italiano. Nel momento in cui si decide la storia da mettere in scena, essa viene raccontata (esempio: la mamma chiese a Cappuccetto Rosso di andare dalla nonna). Ma appena ci mettiamo a recitarla e successivamente a leggerne il copione, ecco che quel che era discorso indiretto si trasforma in diretto (Mamma: Cappuccetto, per favore, potresti andare a trovare la nonna?).
Quante abilità il bambino si ritrova a utilizzare nella sola azione di “leggere il copione insieme”.

domenica 3 marzo 2019

Logoteatroterapia: il sito ufficiale

Cecilia MoreschiInizia oggi il proprio viaggio in rete il sito sulla Logoteatroterapia, disciplina ideata dalla sottoscritta per dare un nome e un contenitore esaustivo al proprio lavoro, incentrato sull’incontro tra la teatroterapia, la clownerie, la comicoterapia, il teatro ragazzi e la abilitazione e riabilitazione del linguaggio.