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Logoteatroterapia: Seminario teorico pratico a Roma a maggio

Segnalo con piacere un mio seminario sulla logoteatroterapia che avrà luogo a Roma sabato 15 maggio. Nel volantino tutte le informazioni necessarie con i recapiti.
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Sguardo azione e linguaggio

In uno dei laboratori di Logoteatroterapia ho proposto questo esercizio ai miei giovani allievi. Siamo seduti a terra in cerchio. Io ho la palla, scelgo uno dei ragazzi con il quale mantenere il contatto oculare ma lancio la palla a un altro. Divido così orientamento e direzione, mantenendo l’attenzione su entrambe le azioni (guardare e lanciare) nel medesimo tempo. Alcuni dei partecipanti sono affetti da iperattività, disturbo dell’attenzione; eppure dopo qualche minuto, riescono agevolmente a lavorare su questi aspetti. Quindi provo ad alzare il tiro e aggiungo il linguaggio. Uno di coloro che non guardo mi deve fare una domanda, alla quale devo rispondere quando inizio a lanciare la palla, mantenendo sempre lo sguardo sulla persona prescelta per tutta la durata dell’azione. La concentrazione quindi deve per forza aumentare, trovandosi a gestire insieme tre elementi distinti ma contemporanei: il mantenimento del contatto oculare, l’aspetto verbale (ascolto, comprensione della domand

Il teatro il computer e i neuroni specchio

Grazie alla scoperta tutta italiana dei neuroni specchio , e alla divulgazione della stessa tramite il volume di Rizzolatti e Sinigaglia, abbiamo finalmente compreso ancor di più la potenza evocativa del teatro sia quando lo pratichiamo in prima persona salendo sul palco, sia quando assistiamo alla recitazione di un altro attore. Ecco quindi che in questo momento di pandemia, in cui moltissime attività si sono trasferite su piattaforme on line come zoom o skype, si può comunque continuare a lavorare e stimolare il linguaggio spontaneo congruo e contestuale con attività proprie del laboratorio teatrale, anche attraverso lo schermo del pc. Controllo che la webcam inquadri a sufficienza il mio corpo che si muove nello spazio. Entro “in scena” ovvero nel campo visivo condiviso con la mia paziente al di là dello schermo, e improvviso un’azione drammaturgica che termina con una chiara espressione emotiva del mio viso. La paziente è a chilometri di distanza da me, ma per qualche minuto sembr

Laboratorio di Logoteatroterapia: i bambini e il loro vissuto

I bambini o ragazzi che partecipano al laboratorio di logoteatroterapia sono generalmente affetti da una o più difficoltà dell’area del linguaggio e della comunicazione. Eppure spesso accade che tale difficoltà passi in secondo piano rispetto al disagio emotivo da essa provocato. Man mano che crescono, il più delle volte iniziano a percepire di non essere “all’altezza degli altri”, di non riuscire a eccellere in uno sport o negli apprendimenti scolastici, di non andare alla stessa velocità dei compagni e quindi avere sempre meno possibilità di farsi degli amici. Ed ecco che i nostri cominciano a chiudersi in se stessi sempre più, a diventare oppositivi, palesemente infelici o arrabbiati con il mondo. Le varie forme di terapia per lavorare esattamente sul loro disturbo sono assolutamente necessarie e vanno seguite con scrupolosa attenzione. Ma accanto a esse, la logoteatroterapia può intervenire esattamente sugli aspetti emotivi di quell’essere umano che manifesta un disagio interiore m

Fare teatro la vigilia di Natale

È la vigilia di Natale. Un Natale strano, per certi versi claustrofobico. Un Natale in cui dovremo restare chiusi in casa perché potremmo essere veicolo di malattia per i nostri parenti, o loro per noi. Eppure è Natale, già. Di buon mattino ho un appuntamento zoom con alcuni dei miei giovanissimi allievi. L’unico lato positivo del condurre il laboratorio on line, è che almeno possiamo stare senza mascherine. E allora ecco apparire sullo schermo del mio pc i visetti assonnati ma anche eccitati per la notte che arriverà, gli occhietti vispi e sbarazzini, i pigiamini a quadretti rossi e blu, l’albero di Natale che si intravede in fondo alla stanza, gli addobbi e le lucine. Tutto parla del Natale. Perciò anche io propongo ai miei giovani attori un cambio di programma, e data la coincidenza dell’evento, uno scambio di regali. I partecipanti accettano entusiasti la proposta, pur non sapendo ancora di cosa si tratta. Sono affetti da sordità, ritardo di linguaggio, disabilità intellettiva,

Laboratorio teatrale su Zoom: la sciarpa

Conduco un laboratorio con adulti affetti da disabilità intellettiva e ipoacusia grazie alla piattaforma zoom. Davvero difficile fare giochi teatrali al computer, verissimo. Difficile, ma non impossibile. Iniziamo dunque! Dopo un piccolo riscaldamento che interessa viso, testa, spalle e arti superiori, ed è funzionale all’allentamento delle tensioni e a liberare la mente, passiamo al gioco vero e proprio. Avevo già informato i miei allievi che avrebbero dovuto venire muniti di una sciarpa ciascuno. Non appena mi mostrano soddisfatti le loro sciarpe, inizio io per prima a “trasformare” la mia in un altro oggetto: ripiegandola più volte, la uso come se fosse una bottiglia (svitando il tappo, inclinandola un poco e portandomela alle labbra). Tutti comprendono subito sia l’oggetto che l’azione che ho compiuto. Uno alla volta fa altrettanto, modificando la propria sciarpa così da farla diventare più compatta (ad esempio per farne un quadro) o allungandola al massimo per trasformarla in una

Il corpo parla – La direzione dello sguardo

Una delle prime cose che si impara nei corsi di teatro è che “il corpo parla”, ovvero comunica, anche senza dire neppure una parola. Tale concetto è anche una delle pietre fondanti della Logoteatroterapia. Trasmettere ai partecipanti che il loro corpo parla anche se non ne sono consapevoli. E stimola la “lettura” del corpo degli altri. Una mattina, lavorando con Elena e Ada (nomi di fantasia) ho proposto loro il gioco dell’associazione della frase alla posizione statica presa da me. Una di tali posizioni era formata dal corpo tutto teso, le braccia sollevate, i gomiti piegati e palmi aperti, bocca e occhi spalancati e sguardo verso il pavimento. Le ragazze hanno elaborato senza difficoltà frasi relative al fatto che avevo visto un topo. Io invece avevo pensato alla frase “oh mamma mia, l’ho rotto”, immaginando di aver lasciato cadere un vaso di vetro. Insieme abbiamo riflettuto sul fatto che tale posizione era adeguata a entrambi i concetti, ma quando una di loro affermò che poteva anc