Laura (nome di fantasia) viene spinta dalla sua terapista a partecipare a un laboratorio di Logoteatroterapia condotto da me. La bambina ha 10 anni e, oltre a essere molto carina, veste sempre come una piccola principessa in visita al regno vicino. Non solo: le sue lunghe gambe e le braccia magre si muovono con totale rigidità e spesso si attorcigliano al resto del corpo come a volerlo proteggere da chissà cosa. Estremamente timida e introversa, Laura non ha mai fatto teatro e non è difficile intuire dalla postura, dalle parole pronunciate a mezza bocca e dallo sguardo sfuggente, che vorrebbe essere a mille chilometri dalla stanza dove stiamo per iniziare. Per farla sentire appena un poco di più a suo agio, stravolgo velocemente il programma che avevo in mente e inizio con attività semplicissime, molto al di sotto di quel che lei e gli altri ragazzi potrebbero fare. Ma non basta. Trascorrono le settimane e ottengo pian piano qualche misero risultato ma niente più. Laura rifiuta di sede...
Io e Camilla (nome di fantasia) lavoriamo insieme per lunghi mesi, nei quali concentro le nostre attività sull’aderenza alla realtà. Camilla infatti a volte si perde nei suoi pensieri; inizia un discorso e non riesce a terminarlo perché vi inserisce elementi non pertinenti; ha tempi d’attenzione ridotti e pertanto ascolta gli altri solo per alcuni minuti, trascorsi i quali è di nuovo preda di idee, ricordi o riflessioni non attinenti alla conversazione. Utilizzo pertanto esercizi specifici che lavorino sull’integrazione del personaggio con il gesto adeguato, l’emozione provata, la battuta pronunciata. Inevitabilmente fanno capolino la Teoria della Mente ovvero comprendere che gli altri hanno stati mentali differenti dai propri, e la pragmatica ovvero l’utilizzo congruo e contestuale del linguaggio. Il setting teatrale ci permette sempre di interromperci e ricominciare da capo, laddove ci sia un elemento non coerente con il resto. Ricordo quel pomeriggio in cui Camilla era certa di inte...