domenica 19 gennaio 2020

Tutti in posa: facciamo una foto

Laboratorio. Cinque bambini di nove anni affetti da ipoacusia, disabilità intellettiva, ritardo di linguaggio e iperattività, sono davvero meravigliosi. Ormai sanno perfettamente riempire adeguatamente lo spazio, camminare conservando le giuste distanze, fermarsi allo stop, attivare e mantenere il contatto oculare. Introduco quindi il concetto del numero: al segnale di stop, il gruppo dovrà formare dei sottogruppi con tanti partecipanti quant’è il numero suggerito dal conduttore. Dopo alcuni minuti, il sottogruppo dovrà anche prendere e mantenere per qualche secondo una qualsiasi posizione, nella quale i corpi entrino in contatto e comunichino tra di loro senza l’ausilio delle parole. Ed ecco che qui sorgono alcune difficoltà: mantenere una
posizione espressiva per qualche secondo, inibendo sia l’azione verbale che quella motoria ma sostenendo il contatto oculare, comincia a essere troppo per i miei giovani attori. Qualcuno cambia posizione spesso, qualcun altro ridacchia o commenta le posizioni degli altri. Insomma si sta rompendo quella speciale atmosfera di rilassamento unito a concentrazione e attenzione ottenuta fino a qualche momento fa. Ed è in quel momento che mi viene un’idea: facciamo delle foto!
Chiedo alla terapista che sta seduta e dà i comandi di fingere di fare una foto ai partecipanti al momento della posizione in gruppetti: questi ultimi dovranno “mettersi in posa” finché la terapista non finge di scattare il clic. La finzione scenica del realizzare una foto opera istantaneamente una magia: al segnale di stop i corpi si fermano, si formano i sottogruppi, si prende una posizione allegra o buffa e si attende con tutta la calma e l’attenzione necessaria finché viene scattato il clic. I ragazzi ci prendono talmente gusto che vorrebbero continuare a “fare le foto” anche per la mezz’ora successiva.
Il loro corpo sperimenta il movimento e la stasi, nella comunicazione con il corpo degli altri, senza alcuna fatica; solo grazie al “fare finta di fare una foto”. La finzione, il gioco, la cornice fantastica rendono tutto più facile e più divertente.

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