domenica 1 marzo 2020

Valore della lentezza nella Logoteatroterapia

In tutti i laboratori teatrali arriva il momento in cui occorre abbandonare i giochi, le esercitazioni, le esplorazioni e le improvvisazioni per concentrarsi sullo spettacolo da mettere in scena.
Il laboratorio di logoteatroterapia non fa eccezione. Anzi, a differenza di altre validissime espressioni teatro terapeutiche, confida fermamente nella capacità di ogni essere umano di salire su un palco davanti al pubblico e trovare il coraggio di realizzare una performance, anche piccola o breve (ma chi può dire cosa sia piccolo o meno?).
Eppure, come ho avuto modo di spiegare altre volte, la caratteristica della logoteatroterapia è la lentezza. Pertanto, ci prendiamo il lusso non solo di narrare la storia da mettere in scena ai giovani attori con molta calma, ma è consigliato fermarsi spesso per fare pause e consolidare ciò che si è raccontato sino a quel momento, per verificarne la comprensione, i personaggi, i passaggi e le concatenazioni causa-effetto. Ed ecco che il lavoro viene arricchito sempre più da ogni singola occasione in cui imparare qualcosa di nuovo.
Durante un laboratorio di qualche giorno addietro, mentre illustravo la storia prescelta alle mie giovani ed effervescenti attrici, affette da ipoacusia e DSA, ho usato il modo di dire “in tutta Italia accade che...”. Ma subito mi fermo e chiedo: sapete cosa voglia dire che una cosa accade in tutta Italia? Le ragazze rispondono a mezza bocca, non sanno come rispondere. Pertanto metto in
Cecilia Moreschi
pausa la storia e prendo un foglio. Disegno la caratteristica sagoma del nostro paese e metto un puntino al centro, scrivendoci sopra Roma. Poi domando loro quali altre città conoscono, dove sono state, qual è il paese dei nonni e così via. Man mano che nominano una città la aggiungo sulla cartina improvvisata. Presto quest’ultima è piena di puntini e scritte, e da nord a sud siamo arrivate a nominare più di venti località. Le ragazze vorrebbero continuare ma a quel punto sono io che le fermo e riconduco il nostro disegno all’apprendimento che volevo raggiungere: dire “In tutta Italia” equivale ad affermare che qualcosa è accaduto in moltissime (ma non proprio tutte!) città del cosiddetto Belpaese.
Le ragazze sorridono, hanno afferrato alla perfezione. Certo, avrei potuto prendere l’atlante con la cartina già pronta e guardare direttamente quella. Ma il valore di una cosa fatta da noi è immensamente più grande.
Come afferma Edgar Dale, teorico statunitense della Piramide dell’Apprendimento, qualsiasi esso sia, resta in memoria al 90% in più qualora ci sia stato un attivo coinvolgimento nel perseguirlo.
Il laboratorio di logoteatroterapia è stato ancora una volta un pretesto per raggiungere qualcos’altro, con leggerezza e divertimento. Nella preziosa forma di mezzo e non di fine.

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