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Logoteatroterapia. Lo sguardo, il gesto

Giulio, lo chiameremo così. Ha 12 anni ed è affetto da un disturbo del neuro-sviluppo che lo rende refrattario a qualsivoglia interazione con l’altro. Perso nel suo mondo, con gli occhi perennemente bassi e il corpo apatico, sembra non essere interessato a nulla e nessuno. Quale non è la nostra sorpresa (mia e delle colleghe terapiste) quando partecipa ai giochi di logoteatroterapia come fosse la cosa più naturale del mondo; cammina nello spazio, attiva l’imitazione, sembra finalmente far parte di un gruppo, di una storia. Arriva addirittura a produrre autonomamente piccoli gesti o frasi funzionali al contesto del laboratorio. Continua però a mantenere lo sguardo fisso sul pavimento. Lo alza solo su specifica richiesta e aggancia gli occhi dell’interlocutore per un paio di secondi, non di più.
Giunge il momento delle prove della messinscena. Dopo aver raccontato la storia che andremo a recitare, anche grazie a immagini e video che lo aiutino nella comprensione, gli affido il personaggio e strutturo le battute insieme a lui. Ma le settimane passano e Giulio non riesce proprio a memorizzare, né le azioni né le battute. Ma non molliamo, né io né lui. E finalmente il miracolo accade. Durante una prova Giulio finalmente mi percepisce come punto di riferimento e mi guarda ogni volta che sta per dire la battuta. Comprende il gesto che compio di fronte a lui, lo associa alla frase verbale in meno di un secondo, e finalmente la pronuncia con tanto di gestualità senza bisogno di alcun suggerimento. Scoppiano applausi e complimenti da parte di tutto il gruppo. E questo rinforzo verbale ed emotivo fa sì che il ragazzo continui a fare quel che gli ha permesso di ottenere tanti complimenti, ovvero: stabilire il contatto oculare, osservare il mio gesto, tradurlo nella battuta corrispondente, pronunciarla.
Tutto questo, che sarebbe immediato per tante persone, è stato invece il frutto di grande lavoro, pazienza, fiducia e costanza per Giulio insieme a me.
È stata una conquista. E non avrebbe potuto renderci più felici.

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