Stefania aveva ventidue anni quando l’ho conosciuta. Terminato l’istituto superiore e conseguita la maturità, si era iscritta a una delle scuole più famose di fumetti, date le sue indubbie capacità nel disegno e la sua passione per gli anime giapponesi. Su questo argomento è fortissima, conosce e ricorda ogni più piccolo dettaglio di disegnatori, sceneggiatori, personaggi, film, fumetti, serie.
Il guaio è che è davvero difficile far sì che la sua mente si interessi ad altro. Appena la conversazione si sposta su argomenti differenti, che potrebbero riguardare cose quotidiane come le vacanze appena trascorse o lo sciopero dei trasposti, Stefania accavalla le gambe, incrocia le braccia e rivolge testa e sguardo altrove. Risponde, certo, quando la domanda la riguarda direttamente. Ma non mostra alcun interesse per quel che dicono gli altri, arrivando addirittura a non comprendere per quale motivo magari a un certo punto tutto il gruppo inizia a ridere e fare battute.
Sembra vivere la propria esistenza come fossimo dentro un fumetto o un videogioco, nel quale possono accadere eventi impossibili nella vita reale. Spesso non è in grado di comprendere gli stati d’animo altrui. E soprattutto portarla al qui e ora, ovvero al contesto in cui si trova, è a volte davvero arduo.
Per questo un intervento di logoteatroterapia è davvero quel che ci vuole per lei. A occhi chiusi le chiedo di ricominciare a respirare, sentire il corpo, camminare. Resettare tutto e ricominciare da zero. Non per eliminare quel che le piace tanto. Ma per offrirle nuove possibilità e ampliare il ventaglio di azioni, emozioni e pensieri. Inizia a vedere chi c’è, a guardarlo negli occhi. E accettare la possibilità che altri abbiano pensieri differenti dai suoi e che va benissimo così.
Perché ciascuno offre e prende, è risorsa e richiesta, domanda e risposta. Questo si dovrebbe fare per vivere serenamente in ogni situazione nella quale ci troveremo.
Il guaio è che è davvero difficile far sì che la sua mente si interessi ad altro. Appena la conversazione si sposta su argomenti differenti, che potrebbero riguardare cose quotidiane come le vacanze appena trascorse o lo sciopero dei trasposti, Stefania accavalla le gambe, incrocia le braccia e rivolge testa e sguardo altrove. Risponde, certo, quando la domanda la riguarda direttamente. Ma non mostra alcun interesse per quel che dicono gli altri, arrivando addirittura a non comprendere per quale motivo magari a un certo punto tutto il gruppo inizia a ridere e fare battute.
Sembra vivere la propria esistenza come fossimo dentro un fumetto o un videogioco, nel quale possono accadere eventi impossibili nella vita reale. Spesso non è in grado di comprendere gli stati d’animo altrui. E soprattutto portarla al qui e ora, ovvero al contesto in cui si trova, è a volte davvero arduo.
Per questo un intervento di logoteatroterapia è davvero quel che ci vuole per lei. A occhi chiusi le chiedo di ricominciare a respirare, sentire il corpo, camminare. Resettare tutto e ricominciare da zero. Non per eliminare quel che le piace tanto. Ma per offrirle nuove possibilità e ampliare il ventaglio di azioni, emozioni e pensieri. Inizia a vedere chi c’è, a guardarlo negli occhi. E accettare la possibilità che altri abbiano pensieri differenti dai suoi e che va benissimo così.
Perché ciascuno offre e prende, è risorsa e richiesta, domanda e risposta. Questo si dovrebbe fare per vivere serenamente in ogni situazione nella quale ci troveremo.
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