Incontro Barbara (la chiameremo così) qualche anno fa. Durante le lezioni spesso non rispetta le consegne e fa a modo suo. Non riesce a stare ferma per più di qualche minuto, il suo sguardo vaga per la stanza attirato da ogni piccolo dettaglio, il corpo è spesso scomposto, il movimento risulta caotico e affatto contestuale. Non è quindi difficile intuire che sia affetta da alcune problematiche a livello cognitivo, che le impediscono la piena partecipazione a qualsivoglia esperienza.
In qualche modo però, l’attività le piace e in qualche breve momento riesce ad agganciarsi alla realtà del momento e anche a pronunciare frasi adeguate.
Arriva il momento della scrittura e successive prove dello spettacolo finale. Ci divertiamo con l’intero gruppo a sviluppare la storia e inserire battute e personaggi divertenti per ciascuno, quindi anche per Barbara. Ma dopo qualche settimana, una delle sue insegnanti mi si avvicina per comunicarmi che forse ho avuto troppa fiducia nelle capacità mnemoniche della ragazzina: a suo dire, Barbara non riuscirà a imparare tutte quelle battute. Eppure, io ho visto troppe volte i miracoli della memoria quando è coinvolto il corpo, il movimento nello spazio, la sfera emotiva e soprattutto la relazione con il gruppo dei pari, per poter gettare la spugna. Chiedo quindi alla docente di aspettare ancora un po’. Di dare fiducia a Barbara. E invito le sue compagne di corso a sostenerla nel ripetere le battute.
E il miracolo avviene.
Tre settimane dopo Barbara ricorda ogni cosa. Qualche volta mi guarda, e un semplice accenno di gesto da parte mia, fa sì che la ragazza ripeschi dalla memoria tutta la battuta del momento. Ma spesso procede nella scena in completa autonomia. Le faccio i miei complimenti, invito tutto il gruppo a congratularsi con lei. Due delle compagne affermano di aver ripetuto spesso insieme a Barbara le loro scene.
E una volta di più mi trovo a riflettere su quanto l’aver fiducia e l’invitare i ragazzi al lavoro, al non mollare, porti a risultati insperati.
Grazie, Barbara.
In qualche modo però, l’attività le piace e in qualche breve momento riesce ad agganciarsi alla realtà del momento e anche a pronunciare frasi adeguate.
Arriva il momento della scrittura e successive prove dello spettacolo finale. Ci divertiamo con l’intero gruppo a sviluppare la storia e inserire battute e personaggi divertenti per ciascuno, quindi anche per Barbara. Ma dopo qualche settimana, una delle sue insegnanti mi si avvicina per comunicarmi che forse ho avuto troppa fiducia nelle capacità mnemoniche della ragazzina: a suo dire, Barbara non riuscirà a imparare tutte quelle battute. Eppure, io ho visto troppe volte i miracoli della memoria quando è coinvolto il corpo, il movimento nello spazio, la sfera emotiva e soprattutto la relazione con il gruppo dei pari, per poter gettare la spugna. Chiedo quindi alla docente di aspettare ancora un po’. Di dare fiducia a Barbara. E invito le sue compagne di corso a sostenerla nel ripetere le battute.
E il miracolo avviene.
Tre settimane dopo Barbara ricorda ogni cosa. Qualche volta mi guarda, e un semplice accenno di gesto da parte mia, fa sì che la ragazza ripeschi dalla memoria tutta la battuta del momento. Ma spesso procede nella scena in completa autonomia. Le faccio i miei complimenti, invito tutto il gruppo a congratularsi con lei. Due delle compagne affermano di aver ripetuto spesso insieme a Barbara le loro scene.
E una volta di più mi trovo a riflettere su quanto l’aver fiducia e l’invitare i ragazzi al lavoro, al non mollare, porti a risultati insperati.
Grazie, Barbara.
Commenti
Posta un commento