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Dal “non ci riesco” al sorriso: una storia vera di Logoteatroterapia

Laura (nome di fantasia) viene spinta dalla sua terapista a partecipare a un laboratorio di Logoteatroterapia condotto da me. La bambina ha 10 anni e, oltre a essere molto carina, veste sempre come una piccola principessa in visita al regno vicino. Non solo: le sue lunghe gambe e le braccia magre si muovono con totale rigidità e spesso si attorcigliano al resto del corpo come a volerlo proteggere da chissà cosa. Estremamente timida e introversa, Laura non ha mai fatto teatro e non è difficile intuire dalla postura, dalle parole pronunciate a mezza bocca e dallo sguardo sfuggente, che vorrebbe essere a mille chilometri dalla stanza dove stiamo per iniziare. Per farla sentire appena un poco di più a suo agio, stravolgo velocemente il programma che avevo in mente e inizio con attività semplicissime, molto al di sotto di quel che lei e gli altri ragazzi potrebbero fare. Ma non basta. Trascorrono le settimane e ottengo pian piano qualche misero risultato ma niente più. Laura rifiuta di sede...

Teatro e fiducia: come Barbara ha superato i suoi limiti grazie al gruppo

Incontro Barbara (la chiameremo così) qualche anno fa. Durante le lezioni spesso non rispetta le consegne e fa a modo suo. Non riesce a stare ferma per più di qualche minuto, il suo sguardo vaga per la stanza attirato da ogni piccolo dettaglio, il corpo è spesso scomposto, il movimento risulta caotico e affatto contestuale. Non è quindi difficile intuire che sia affetta da alcune problematiche a livello cognitivo, che le impediscono la piena partecipazione a qualsivoglia esperienza. In qualche modo però, l’attività le piace e in qualche breve momento riesce ad agganciarsi alla realtà del momento e anche a pronunciare frasi adeguate. Arriva il momento della scrittura e successive prove dello spettacolo finale. Ci divertiamo con l’intero gruppo a sviluppare la storia e inserire battute e personaggi divertenti per ciascuno, quindi anche per Barbara. Ma dopo qualche settimana, una delle sue insegnanti mi si avvicina per comunicarmi che forse ho avuto troppa fiducia nelle capacità mnemonich...