Io e Camilla (nome di fantasia) lavoriamo insieme per lunghi mesi, nei quali concentro le nostre attività sull’aderenza alla realtà. Camilla infatti a volte si perde nei suoi pensieri; inizia un discorso e non riesce a terminarlo perché vi inserisce elementi non pertinenti; ha tempi d’attenzione ridotti e pertanto ascolta gli altri solo per alcuni minuti, trascorsi i quali è di nuovo preda di idee, ricordi o riflessioni non attinenti alla conversazione.
Utilizzo pertanto esercizi specifici che lavorino sull’integrazione del personaggio con il gesto adeguato, l’emozione provata, la battuta pronunciata. Inevitabilmente fanno capolino la Teoria della Mente ovvero comprendere che gli altri hanno stati mentali differenti dai propri, e la pragmatica ovvero l’utilizzo congruo e contestuale del linguaggio.
Il setting teatrale ci permette sempre di interromperci e ricominciare da capo, laddove ci sia un elemento non coerente con il resto. Ricordo quel pomeriggio in cui Camilla era certa di interpretare Cenerentola ma la postura, il linguaggio e la mimica erano proprie di una sorellastra. Mi trovo a ripetere e mostrarle tutto il suo operato affinché la ragazza prenda coscienza che la sua idea e l’azione realizzata viaggiavano su due binari paralleli ma differenti. Ci ridiamo su insieme, ricominciamo. Pian piano le cose cambiano, pian piano i tempi attentivi si allungano e soprattutto l’aderenza alla realtà di Camilla è sempre maggiore.
Arriva il momento dello spettacolo finale. Camilla è brava ed entusiasta di partecipare. Mi chiede sempre nuove scene, le memorizza con estrema facilità. E all’ultima richiesta, la invito a scrivere al PC il dialogo insieme a me. Quindi Camilla deve solo immaginare il personaggio che si trova a interpretare (le altre volte lo aveva recitato fisicamente improvvisando i dialoghi, poi avevamo scritto il testo) e tenendo a mente lo sviluppo della scena, deve produrre battute verbali coerenti e significative, in grado di veicolare il messaggio alla base del tutto.
Riesce, senza alcuna difficoltà. Quanto sono lontani quei giorni in cui si distraeva in continuazione ed era sempre necessario riportarla nel qui e ora che stavamo vivendo.
Brava Camilla, penso fra me e me. Ottimo lavoro.
Utilizzo pertanto esercizi specifici che lavorino sull’integrazione del personaggio con il gesto adeguato, l’emozione provata, la battuta pronunciata. Inevitabilmente fanno capolino la Teoria della Mente ovvero comprendere che gli altri hanno stati mentali differenti dai propri, e la pragmatica ovvero l’utilizzo congruo e contestuale del linguaggio.
Il setting teatrale ci permette sempre di interromperci e ricominciare da capo, laddove ci sia un elemento non coerente con il resto. Ricordo quel pomeriggio in cui Camilla era certa di interpretare Cenerentola ma la postura, il linguaggio e la mimica erano proprie di una sorellastra. Mi trovo a ripetere e mostrarle tutto il suo operato affinché la ragazza prenda coscienza che la sua idea e l’azione realizzata viaggiavano su due binari paralleli ma differenti. Ci ridiamo su insieme, ricominciamo. Pian piano le cose cambiano, pian piano i tempi attentivi si allungano e soprattutto l’aderenza alla realtà di Camilla è sempre maggiore.
Arriva il momento dello spettacolo finale. Camilla è brava ed entusiasta di partecipare. Mi chiede sempre nuove scene, le memorizza con estrema facilità. E all’ultima richiesta, la invito a scrivere al PC il dialogo insieme a me. Quindi Camilla deve solo immaginare il personaggio che si trova a interpretare (le altre volte lo aveva recitato fisicamente improvvisando i dialoghi, poi avevamo scritto il testo) e tenendo a mente lo sviluppo della scena, deve produrre battute verbali coerenti e significative, in grado di veicolare il messaggio alla base del tutto.
Riesce, senza alcuna difficoltà. Quanto sono lontani quei giorni in cui si distraeva in continuazione ed era sempre necessario riportarla nel qui e ora che stavamo vivendo.
Brava Camilla, penso fra me e me. Ottimo lavoro.
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