Passa ai contenuti principali

Il suo corpo non si fermava. E questo cambiava anche il modo in cui parlava

Incontro Antonella (nome di fantasia) dopo le vacanze estive. Eccitata e abbronzata, non perde nemmeno un minuto a salutarmi né tanto meno a chiedermi come sto, per iniziare subito a raccontarmi tutto ciò che ha fatto. In realtà non ricorda alcuni dettagli importanti, come il nome della cittadina in cui è stata, se il mare era calmo o mosso, limpido o torbido, cosa ha mangiato di diverso dal solito. Però mi racconta delle ragazze e ragazzi che ha conosciuto, delle serate, dei giochi di carte sulla spiaggia.
Ma la cosa che mi colpisce più di tutto è che nel corso di questo racconto affrettato e caotico, nel quale sembra non aver tempo neppure di respirare, Antonella non riesce a stare ferma neanche per un secondo. Avevo notato questo elemento anche nelle settimane precedenti la pausa estiva, ma non ci avevo riflettuto più di tanto visto che ci eravamo messe subito a lavorare facendo alcuni esercizi proposti da me, all’interno dei quali la ragazza è davvero brava e incanala la sua energia in maniera funzionale, creativa, divertente. Non accade lo stesso mentre mi racconta: il fiume in piena delle sue parole si riflette in un altrettanto moto perpetuo delle gambe, delle braccia, del viso e delle spalle. Tutti i muscoli si muovono non per sottolineare il contenuto della narrazione, ma in maniera casuale, scomposta, caotica.
Non voglio interrompere il racconto che mi sta facendo e perciò aspetto qualche minuto prima di interromperla e farle notare questo eccesso di movimento non funzionale. Antonella non se n’era neppure accorta. Allora le propongo un piccolo esercizio: io le farò delle domande alle quali dovrà rispondere prendendo la stessa posizione che io assumo con il mio corpo ma restando poi assolutamente ferma. Per ogni nuova domanda assumerò una posizione. La ragazza accetta, forse anche un po’ divertita da questo strano gioco, e segue alla perfezione. Ogni volta la posizione che assume il mio corpo si associa all’argomento di cui stiamo parlando; non è casuale e altrettanto accade per il suo corpo. Inoltre pian piano mi accorgo che le risposte alle mie domande sono molto più organizzate. Antonella non passa più da un argomento all’altro a metà della frase, non sbaglia la coniugazione dei verbi e le preposizioni, forma frasi più lunghe e esprime concetti più complessi. La calma che ho richiesto al suo corpo ha fatto sì che anche il linguaggio fosse meglio organizzato e più comprensibile. Le propongo ora lo scambio dei ruoli. Io farò Antonella di prima e lei farà me. Quindi io mi metto a raccontare una cosa assurda muovendomi in continuazione e lei stenta davvero a seguire il filo del discorso. Insieme riflettiamo che il movimento eccessivo stanca chi ascolta e soprattutto disturba la comprensione, la quale non sarà mai totale ma arriverà al massimo al 70 per cento delle sue possibilità. Antonella ride, il mio movimento sconclusionato l’ha fatta divertire enormemente. E insieme alle risate ha fatto esperienza di un nuovo modo di esprimersi.

Guarda e ascolta su Youtube e Spotify.

Commenti