Aurora è una ragazza estremamente insicura. Convinta di non essere abbastanza bella, di non essere abbastanza brava a scuola, di non essere abbastanza simpatica, di non avere abbastanza amici o altrettante cose da fare. Si rinchiude in casa, sempre più. Si sente sicura solo all’interno della sua famiglia, non vuole uscirne. Dice che la famiglia le basta, anche se soffre quando il fratello e la sorella minori escono con gli amici o fanno sport o addirittura hanno il fidanzato o la fidanzata. Risultato? Aurora si barrica sempre più nelle quattro mura della sua camera, del suo mondo. Finché i genitori non riescono a portarla da me, dopo molte insistenze.
Aurora parla, parla, non smette di parlare. Interrompe, parla sopra, fa commenti, alza la voce per farsi ascoltare. La sua insicurezza si esprime così, in un mare di parole e frasi, ben poco silenzio e ancor meno ascolto o sguardo sull’altro. Anche il suo corpo si muove in continuazione: le mani, le gambe che ballano sotto la sedia, i capelli che vengono legati e slegati in continuazione, le dita che si intrecciano e le unghie che iniziano a grattare i frammenti di smalto rimasti.
Chiudi gli occhi Aurora, le chiedo. Respira. Senti il cuore che batte, l’aria che entra ed esce, nient’altro. La ragazza è sconcertata da quel che le ho detto, non ne capisce il motivo, ma si fida e fa quel che le ho chiesto. Con gli occhi chiusi si sente, si ascolta, si percepisce. Torna un poco più dentro di sé. E quando li riapre, ecco che può iniziare una nuova storia, un nuovo modo di essere al mondo. Può guardare ed essere guardata, ascoltare ed essere ascoltata. Nel laboratorio di Logoteatroterapia può ricominciare.
Aurora parla, parla, non smette di parlare. Interrompe, parla sopra, fa commenti, alza la voce per farsi ascoltare. La sua insicurezza si esprime così, in un mare di parole e frasi, ben poco silenzio e ancor meno ascolto o sguardo sull’altro. Anche il suo corpo si muove in continuazione: le mani, le gambe che ballano sotto la sedia, i capelli che vengono legati e slegati in continuazione, le dita che si intrecciano e le unghie che iniziano a grattare i frammenti di smalto rimasti.
Chiudi gli occhi Aurora, le chiedo. Respira. Senti il cuore che batte, l’aria che entra ed esce, nient’altro. La ragazza è sconcertata da quel che le ho detto, non ne capisce il motivo, ma si fida e fa quel che le ho chiesto. Con gli occhi chiusi si sente, si ascolta, si percepisce. Torna un poco più dentro di sé. E quando li riapre, ecco che può iniziare una nuova storia, un nuovo modo di essere al mondo. Può guardare ed essere guardata, ascoltare ed essere ascoltata. Nel laboratorio di Logoteatroterapia può ricominciare.
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