Terminate le vacanze, incontro nuovamente Matteo (nome di fantasia). Ragazzino di 12 anni alto, magro, sempre vestito all’ultima moda. Affetto da difficoltà uditive e di conseguenza linguistiche, lo scorso anno sembrava non avere interesse per niente e nessuno. Spesso oppositivo, sfuggente, sdraiato sulla sedia e sul tavolo come fosse a casa sua, aveva un atteggiamento che sfiorava la maleducazione e in ogni caso comunicava il totale disinteresse per qualsiasi proposta gli venisse fatta. Ma un anno di giochi di logoteatroterapia, a cui si è aggiunto lo spettacolo finale, hanno fatto il miracolo.
Eccolo, adesso. Mi corre incontro e mi abbraccia. Non smette di chiacchierare, per raccontare a tutti le giornate di vacanza trascorse al mare e al lago, proprio lui che rispondeva a monosillabi a qualsiasi domanda riguardasse la sua vita privata. Accetta di interrompere il racconto per permettere anche agli altri ragazzi di condividere le esperienze fatte. Guarda tutti negli occhi, è attento ed empatico, sorride. Quant’è lontano quel ragazzino che si nascondeva dietro il ciuffo di capelli sulla fronte e guardava perennemente l’orologio, aspettando con ansia l’ora in cui avrebbe potuto tornarsene a casa. Nemmeno una volta si vanta dell’ultimo smartphone o delle scarpe costose.
Sembrerebbe proprio aver iniziato a trovare la sua collocazione nel mondo; il suo vero io e le risorse per poter fare amicizia e divertirsi.
Dopo tanti anni, tutto questo non cessa di stupirmi.
Grazie, Matteo.
Eccolo, adesso. Mi corre incontro e mi abbraccia. Non smette di chiacchierare, per raccontare a tutti le giornate di vacanza trascorse al mare e al lago, proprio lui che rispondeva a monosillabi a qualsiasi domanda riguardasse la sua vita privata. Accetta di interrompere il racconto per permettere anche agli altri ragazzi di condividere le esperienze fatte. Guarda tutti negli occhi, è attento ed empatico, sorride. Quant’è lontano quel ragazzino che si nascondeva dietro il ciuffo di capelli sulla fronte e guardava perennemente l’orologio, aspettando con ansia l’ora in cui avrebbe potuto tornarsene a casa. Nemmeno una volta si vanta dell’ultimo smartphone o delle scarpe costose.
Sembrerebbe proprio aver iniziato a trovare la sua collocazione nel mondo; il suo vero io e le risorse per poter fare amicizia e divertirsi.
Dopo tanti anni, tutto questo non cessa di stupirmi.
Grazie, Matteo.
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