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Laboratorio di un lunedì pomeriggio

Laboratorio con cinque adulti, affetti da disabilità intellettiva, ipoacusia, lieve goffaggine motoria, disturbo misto del linguaggio e della comprensione. Per stimolare e prolungare il contatto oculare di coloro il cui sguardo spesso vaga nella stanza, l'attenzione e l'intelligibilità dell'eloquio di chi è affetto da un sovraffollamento dello stesso, e l'attenzione uditiva e la comprensione di ciascuno, invento un semplice esercizio. Sistemo cinque sedie al centro della stanza, disposte un po’ a zig zag in modo che ognuno possa guardare sia chi gli sta di fronte spostato a destra, sia colui che è nella stessa posizione ma leggermente a sinistra. Quindi invito i ragazzi a prendere posto. Colui che è seduto sulla prima delle cinque sedie deve ideare una frase e dirla a chi gli sta di fronte guardandolo negli occhi. Costui mette in moto la memoria uditiva a breve termine per ripeterla al terzo in diagonale. Quest’ultimo fa lo stesso e la passa al quarto, che poi la dov...

Ancora sulla Logoteatroterapia

La logoteatroterapia consiste, tra le altre cose, nell’utilizzare il teatro per lavorare sui prerequisiti che sottendono non solo al linguaggio, ma a tutte le funzioni esecutive, al problem solving, all’organizzazione spazio-temporale e alla sintesi visuo-spaziale. Il tutto con la convinzione di star facendo le prove per uno spettacolo o un gioco tipico del laboratorio per migliorare le competenze attoriali, migliorare il rapporto con l’altro, l’espressione del proprio vissuto e delle personali emozioni affinché diventino parte di una narrazione più grande, di una rappresentazione. In realtà, insieme all’indispensabile lavoro sopracitato, la logoteatroterapia si cela tra le pieghe di quella o quell’altra azione, portando l’individuo a esercitare ben altre facoltà, ad acquisire o perfezionare, contemporaneamente, ulteriori tipi di competenze, che sono anche degli obiettivi da raggiungere: la conoscenza e la consapevolezza di sé nello spazio, l’organizzazione spazio-temporale, le sequ...

E finalmente... si va in scena

Il due e il quattro luglio scorso sessanta giovani attori affetti da disabilità legate all’area del linguaggio hanno magistralmente interpretato L’isola di Shakespeare , testo composto da adattamenti di alcune opere del celebre autore inglese, consoni alla loro età e al grado di difficoltà, e la piéce C’era una volta… a teatro , entrambi realizzati dalla sottoscritta. L’età degli attori variava dai cinque ai trentasei anni, e le loro disabilità spaziavano dall’ ipoacusia al DSA , passando per il DSL , DGS, la sindrome di Down, ADHD , iperattività e la disabilità intellettiva. Il lavoro svolto all’interno del laboratorio di Logoteatroterapia , oltre a fornire loro competenze teatrali atte a renderli autonomi sul palco, ha introdotto 29 dei più grandi all’opera del Bardo facendoli appassionare alle commedie e all’unica tragedia da me scelte per l’ Isola di Shakespeare , mentre 31 dei più piccini sono stati accompagnati verso l’incantato mondo delle fiabe classiche nello spettacolo C...

Attenzione selettiva

Mi ritrovo a parlare della Logoteatroterapia con un’amica e collega. Siamo a pranzo in un locale affollato da gente allegra e chiassosa, e il volume delle voci degli avventori disturberebbe la conversazione di chiunque. Ma non noi. Siamo talmente prese dal nostro dialogo, da rimanere completamente concentrate, quasi senza sforzo, riuscendo a non perdere una parola l’una dell’altra. Senza farci caso, abbiamo entrambe attivato la cosiddetta attenzione selettiva . Difatti, come spesso accade nella mente di un atleta nell’atto di svolgere una prestazione particolarmente lucida e concentrata a dispetto della folla urlante, terminiamo la nostra conversazione senza sforzo apparente. Naturalmente tutto ciò sarebbe stato assai difficile per un bambino o un ragazzo affetto da ADHD, nonché dal disturbo dell’attenzione o ansia. Pertanto, come potrebbe intervenire la logoteatroterapia in questo caso? Per esempio utilizzando un celeberrimo gioco tipico del laboratorio teatrale per “allenare” l...

Ricostruiamo gli atti motori

Nella Logoteatroterapia ( LTT in breve), come già esplicitato in precedenza, avviene la “decostruzione” e la corretta “ricostruzione” di atti motori adeguati allo spazio e al tempo dell’azione scenica. Il corpo fa quindi esperienza più volte dell’atto motorio in questione, visto che a teatro è consuetudine riprovare ripetutamente la stessa scena, fino a generalizzare tale conoscenza e trasferirla anche sul piano della quotidianità. Immaginiamo che a fare quest’esperienza sia un bambino o ragazzo disorganizzato, affetto da disabilità intellettiva o disprassico , a cui venga chiesto di entrare in scena da un lato, dirigersi verso l’angolo opposto del palco per afferrare un oggetto posto su un tavolo. È probabile che il nostro giovane attore, non coordinando correttamente lo spazio e il tempo, alzi il braccio e lo ponga nella posizione di presa fin dall’inizio della deambulazione, quando sarebbe sufficiente farlo durante il passo subito precedente all’obiettivo. Oppure, al contrario...

Il gesto: supporto ineguagliabile delle parole

Nel laboratorio teatrale, dopo una piccola fase di riscaldamento in cui sperimentiamo tutto lo spazio che braccia e mani possono raggiungere e le varie posizioni che assumono, sia all’unisono che una per volta, iniziamo spontaneamente ad abbinarle ad un’espressione del viso. In principio i piccoli attori imiteranno tutte le proposte dell’animatore, incamerando nella loro memoria che un tale gesto “supporta” una frase interrogativa, l’altro un’esclamazione di terrore, il terzo l’emozione della tristezza e così via. Spesso mi è accaduto di notare che quando i bambini giocano liberamente fra di loro o si rivolgono all’adulto, non utilizzino affatto gli arti superiori per arricchire il messaggio che intendono trasmettere, qualora non lo facciano in maniera del tutto casuale, spesso errata. È qui, pertanto, che rivolgiamo la nostra attenzione alla “rieducazione” del gesto: come se dovessero imparare la sequenza dei numeri, mostriamo ai bambini ipoacusici, disprassici e disorganizzati...

Logoteatroterapia: leggiamo il copione

Una volta scelto l’argomento da mettere in scena, e assegnati i personaggi ai bambini o ai ragazzi, nella logoteatroterapia si procede con piccole improvvisazioni in cui gli attori stessi creano la drammaturgia. Quest’ultima viene velocemente trascritta da uno sceneggiatore mentre il gruppo di attori la fissa insieme alla sottoscritta, trasferendo pertanto su carta le azioni sceniche, l’espressività, le battute dei personaggi. In un secondo momento questo abbozzo di una o più scene viene da me corretto, migliorato e ampliato, fino a restituire ai giovani attori il copione finito, la settimana successiva. I protagonisti di quella scena sanno pertanto che sono stati essi stessi a crearla, e spesso ripeto loro che “come tutte le opere d’arte, prima non c’era, e adesso c’è grazie a voi”. Ora non resta che leggere insieme il testo per imparare a memoria la parte. La lettura si fa tutti insieme, con il supporto della teatroterapista o logopedista che interviene a frongeggiare le eventuali ...