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Logoteatroterapia - Come aiutare i ragazzi a non arrendersi

Disponibile a breve anche tramite podcast . Rifletto su Francesca, nome di fantasia come i seguenti, ragazza con fragilità legate all’utilizzo del linguaggio, sia per quanto riguarda la corretta formazione della frase che l’utilizzo della stessa in contesti sociali. Stiamo lavorando sulle entrate in scena, con e senza battute verbali. La giovane è brava e appassionata di recitazione, spesso alza la mano per essere la prima a compiere una nuova attività. Anche stavolta arriva il suo turno ma si ripete qualcosa che ho visto accadere spesso, e non solo a lei. Nonostante io fornisca uno spazio scenico con elementi che simboleggiano inizio e fine, Francesca inizia bene l’entrata richiesta, ma la sua energia (o meglio l'attenzione, la concentrazione sul compito che si esplica in camminata espressiva, gesti, postura, mimica facciale e, a volte, battuta verbale) si esaurisce ben presto e la nostra arriva a metà strada con il corpo che sembra perdere tutta la vitalità di un attimo prima, m...

Voce Linguaggio Prosodia

Disponibile a breve anche tramite podcast . La voce, che strumento meraviglioso. Potentissimo, duttile, armonioso e gracchiante, dolce e crudele, la voce è una parte fondamentale dell’essere umano, dai primi istanti della sua nascita fino all’ultimo respiro. Essa cambia con il nostro corpo, diviene con la crescita più forte e profonda, mentre negli ultimi anni acquista accenti più deboli e incerti. Ciascuno di noi possiede una voce diversa dagli altri. È unica, un po’ come le impronte digitali e anche per questo è libera espressione di ogni singolo essere umano. Come afferma il linguista Federico Albano Leoni nel volume Voce, il corpo del linguaggio “...la voce è innanzitutto una manifestazione primordiale e non intenzionale del nostro essere in vita: la sua sostanza è il respiro grazie al quale viviamo; è l’annuncio del nostro ingresso nel mondo, è l’espressione naturale e spontanea del dolore, della paura, della sorpresa, del disgusto; è un riflesso della nostra interiorità e delle ...

Come gestire rabbia e oppositività con il teatro

Disponibile a breve anche tramite podcast . Alcuni anni fa. Matteo, nome di fantasia, mi viene segnalato da una collega e inviato a lavorare con me in un percorso di logoteatroterapia. Il ragazzino frequenta la prima classe della scuola primaria di secondo grado e sulla carta è affetto da DSA. In realtà, come spesso accade, non è quella la sua problematica più importante. Una grande carica di rabbia che spesso si tramuta in oppositività, alberga dentro di lui e sembra tenerlo in scacco, rendendolo un preadolescente ombroso, sfuggente, di pochissime parole e ancor meno interazioni sociali. “Costretto” a partecipare al mio laboratorio non perde occasione per dichiarare che non gli interessa e che trova del tutto inutile il mio intervento. Tento in tutti i modi di stabilire una relazione con lui ma è davvero faticoso dialogare con questo ragazzino che alza le spalle e gli occhi al cielo a qualsivoglia domanda o espressione gentile.  Le settimane passano, le attività si susseguono. Qu...

Logoteatroterapia la sordità e il poliziotto

Disponibile a breve anche tramite podcast . Silvia, nome di fantasia, è una ragazza di ventidue anni di origine straniera e affetta da sordità. Di grande e vivace intelligenza, è perfettamente in grado di orientarsi in una enorme città caotica, di provvedere a se stessa e portare a termine i percorsi di studi che ha man mano seguito negli anni, ma l’importante difficoltà uditiva con la quale convive fa sì che la ragazza si affidi moltissimo alle abilità visive per comprendere contesto e messaggi altrui, e a quelle motorie e mimiche per produrre le rispettive risposte. Nel laboratorio di logoteatroterapia pertanto, tra le altre cose, lavoriamo esattamente sulla produzione fràstica del linguaggio diretto, ovvero delle battute pronunciate da determinati personaggi a seconda delle situazioni nelle quali si trovano e delle emozioni che provano. Silvia oggi sceglie di interpretare la parte del poliziotto e affida a me quella del ladro. L’emozione richiesta è la rabbia e non è affatto diffic...

Comunicazione efficace esempi a scuola

Disponibile a breve anche tramite podcast . Continuiamo a parlare di comunicazione efficace. Da fonti autorevoli ho avuto modo di appurare che gli allenatori di squadre giovanili di pallacanestro insegnano ai loro atleti che quando il playmaker passa la palla a uno dei compagni e questi non riesce a prenderla, la responsabilità è sempre e inequivocabilmente del primo giocatore e non del secondo. Ovvero di chi ha in mano il pallone e lo lancia, non di chi lo riceve. Trovo questo esempio perfetto anche per la comunicazione tra gli esseri umani, tra docenti e discenti, tra colleghi con differenti livelli di responsabilità, tra genitori e figli, e perfino tra amici. Mi vengono in mente brevissimi ma significativi episodi accaduti tra adulti relativi alla preparazione degli spettacoli in una scuola. Ad esempio, quello di una foto scelta frettolosamente e inviata alla persona che deve occuparsi di riprodurre l’immagine per la scenografia dello spettacolo di una classe. Nell’immagine vi è, a...

Il teatro che aiuta i genitori a crescere

Disponibile a breve anche tramite podcast . Ultimamente ho avuto la possibilità di leggere il prezioso volume di Asha Phillips I no che aiutano a crescere . Il saggio proviene dall’eminente esperienza concreta e potremmo dire quotidiana dell’autrice in veste di psicologa familiare con centinaia di neonati, bambini, adolescenti e le loro famiglie, intrappolati nelle più varie difficoltà. Tra i numerosissimi preziosi suggerimenti, uno ha particolarmente colpito la mia attenzione. Il fatto che, data la difficoltà di convivere con ragazzi affetti da importanti patologie, i genitori nel corso degli anni, abbassino sempre più le richieste, arrivando a sostituirsi ai loro figli in quasi tutto, nella convinzione (che si radica giorno per giorno senza a volte neppure accorgersene) che una serie di azioni o tappe evolutive non saranno mai alla loro portata. L’autrice comprende perfettamente il difficile ruolo delle mamme e dei papà soprattutto quando hanno a che fare con situazioni particolarm...

Guardarsi negli occhi mentre si parla

Disponibile a breve anche tramite podcast . Insisto sempre sul mantenere il contatto oculare quando si parla con un’altra persona, non solo per l’attenzione e il rapporto, ma anche affinché sia chiaro con chi sto parlando. Infatti spesso mi capita di parlare con uno dei miei ragazzi (guardandolo negli occhi) ma è un altro a rispondere, probabilmente perché si attivano i suoi neuroni specchio e quindi si sente coinvolto a pieno titolo nell’argomento discusso, senza accorgersi che in realtà la conversazione non lo riguarda. La mancata attivazione del meccanismo di controllo di suddetti neuroni, che in questo caso dovrebbe divenire inibizione verbale, gli permetterebbe di evitare di parlare laddove la conversazione non lo interessi direttamente. Quando accadono episodi di questo genere mi fermo e riporto l’attenzione su chi siano le persone che si stanno guardando e di conseguenza quelle direttamente coinvolte nel dialogo; le altre possono inserirsi e partecipare alla conversazione solo ...

Balbuzie come risolvere con il Teatro

A breve disponibile anche tramite podcast . Michela (nome di fantasia) è una bambina di 11 anni che frequenta la classe quinta della scuola primaria. Da un anno nel suo eloquio spontaneo appaiono saltuariamente episodi di disfluenza, ovvero alterazioni nel ritmo della parola o della frase, che rendono il linguaggio espressivo della piccola difficoltoso a causa di arresti improvvisi difficili da superare. Michela ne soffre enormemente, tanto da diminuire sensibilmente le occasioni in cui si esprime ad alta voce davanti a tutti. Noto però che nel gioco libero con i suoi compagni gli episodi diminuiscono drasticamente, quasi che Michela dimenticasse di essere soggetta a tale difficoltà. Sono numerosissimi gli studi e gli articoli su quanto il teatro possa essere un valido strumento per la persona che balbetta e quindi cerco di documentarmi il più possibile affinché il laboratorio di logoteatroterapia sia per lei una risorsa o quantomeno un tempo di completa assenza di giudizio e possibil...

Autismo e controllo del corpo

Disponibile a breve anche tramite podcast . Risale a più di due anni fa il lavoro svolto con Rebecca (nome di fantasia) affetta dal Disturbo dello Spettro Autistico, per allenare le sue competenze socio-pragmatiche e far sì che il suo linguaggio, verbale e non verbale, fosse sempre più coerente, efficace e puntuale nella conversazione con gli adulti e il gruppo dei pari. Ricordo la ragazzina conosciuta all’indomani della reclusione dovuta alla pandemia. Dobbiamo ancora indossare le mascherine e fare attenzione al distanziamento; igienizzarci spesso le mani e aprire altrettanto sovente le finestre, anche in pieno inverno. Eppure, tutto ciò non ci impedisce di costruire fin da subito un profondo rapporto fatto di gioco, risate e nuove scoperte. Grazie al lavoro proprio della logoteatroterapia, a piccoli passi Rebecca riscopre il suo corpo e le immense possibilità comunicative insite in esso. Prende coscienza di quanto lei stessa possa avere il controllo anche del più piccolo elemento co...

Dietro il sorriso cosa si nasconde

A breve disponibile anche tramite podcast . Incontro Carlotta (nome di fantasia) esattamente un anno fa. È una bella ragazza di 17 anni, con i capelli castani sempre legati in una coda di cavallo e un sorriso travolgente. Dietro gli occhiali fa capolino uno sguardo luminoso che si posa su di me, e sembra voler dire tante cose. Purtroppo però la lesione cerebrale che l’ha colpita da bambina, a seguito di un infortunio, ha del tutto ridotto la sua capacità di elaborazione verbale, di iniziare un discorso, di fare una domanda e così via. Risponde alle mie domande, sì. Sorride alle battute scherzose, certo. Comprende tutto quel che le dico, sicuro. Ma l’iniziativa verbale è del tutto compromessa. Eppure… La mamma mi chiede di inserirla nel laboratorio di Logoteatroterapia per adolescenti che conduco con Gallassi, la mia collega logopedista. La ragazza non ha molte amiche e pochissimi momenti di interazione sociale, oltre alla scuola. Inizia a partecipare al nostro corso tutte le settimane...

Prendersi cura degli altri a teatro

A breve disponibile anche tramite podcast . I ragazzi che quel pomeriggio parteciparono al laboratorio di Logoteatroterapia erano sei preadolescenti di 11 e 12 anni. I nomi con i quali ve li presenterò sono tutti di fantasia, come al solito. Alcuni sono affetti dal Disturbo dello Spettro Autistico, altri da ADHD, DSA e lievi tratti di oppositività. Eppure, è sempre un piacere lavorare con loro. Allegri, spumeggianti, a volte faticano a mantenere l’attenzione su un argomento e ovviamente hanno cadute sulla pragmatica, ma la loro risorsa più grande è la profonda amicizia che hanno stabilito nel tempo. Grazie a essa nessuno patisce le risposte non contestuali o le azioni eccessive, anzi si ride tanto e spesso. Oggi però desidero stimolare sempre più le abilità empatiche, il saper “vedere” l’altro e contestualmente accorgersi delle sue eventuali necessità. Quindi, dopo un gioco iniziale tutti insieme, propongo ai miei piccoli eroi di sciogliere il corpo in modalità statica, come abbiamo f...

Il teatro come gioco

Disponibile a breve anche tramite podcast . Bentrovati, dopo la pausa estiva che spero sia stata in grado di ritemprare tutti noi. È assolutamente indispensabile fermarsi, per dare alla mente e al corpo il giusto tempo di elaborazione di quel che abbiamo vissuto e permettere di trovare spazio per far fiorire idee e spunti nuovi. I bambini e i ragazzi non fanno eccezione. Li ritrovo dopo oltre un mese, con occhi accesi e la voglia di raccontare i posti che hanno visitato, il mare dove hanno nuotato, la montagna dove hanno camminato. Ma subito dopo mi chiedono di ricominciare a giocare al teatro. C’è qualcuno di nuovo, che resta un po’ in disparte perché non ha ben capito cosa aspettarsi, oppure ha direttamente deciso che fare teatro non è nelle sue corde ed esprime tale assunto con un atteggiamento corporeo di grande chiusura e sospetto. In questi casi chiedo sempre l’aiuto dei ragazzi stessi. Domando a tutti cosa sia il teatro, cosa significhi fare teatro. C’è chi risponde che il teat...

Difficoltà a mantenere l’attenzione e a interagire con l'ambiente

Mi trovo a condurre il laboratorio di logoteatroterapia con un gruppo di bambini di quinta elementare. Alcuni affetti da iperattività, altri da disturbo d’attenzione, altri ancora da borderline cognitivo e goffaggine motoria. Ma al di là delle fragilità, sono tutti ragazzi allegri e simpatici, che rivelano spesso un tratto comune: difficoltà a mantenere l’attenzione per il tempo consono all’età cronologica, senza perdersi in chiacchiere, commenti o frasi assolutamente fuori argomento; difficoltà a offrire rapidamente la risposta corretta alle richieste dell’ambiente. Come posso stimolare questa competenza attraverso la logoteatroterapia? Ecco un’attività facile da realizzare in qualsiasi ambiente. Dopo aver riflettuto insieme ai ragazzi sul fatto che per fare teatro sono sufficienti il corpo dell'attore e la voce, provo alcune brevissime scene in cui mi avvicino a uno di loro usando questi due elementi e soprattutto la voce come puro suono, senza proferire parola. Fingo ad esempio ...

Esercizi per il DSA: alzati dalla sedia

Spesso accade che ragazzi affetti da DSA sviluppino anche un’eccessiva ansia da prestazione che, unita alla bassa autostima, li porta ad abbandonare troppo presto qualsivoglia compito debbano portare a termine, convinti che se non riescono al primo tentativo allora è inutile insistere, tanto non si riuscirà più. In che modo la Logoteatroterapia può fargli vivere un’esperienza diversa, in grado di modificare almeno in parte questo atteggiamento? I giochi e gli esercizi sono molti, ma quello della scorsa settimana mi è sembrato particolarmente significativo. I tre che partecipano al laboratorio, sono invitati a recitare in una bravissima improvvisazione, che abbiamo chiamato Alzati dalla sedia. Un amico è seduto su una sedia e il protagonista della scena deve convincerlo ad alzarsi per potersene appropriare. Naturalmente il primo non ha alcuna voglia di lasciare la comodità nella quale si trova, e non si lascerà convincere troppo facilmente. Cominciamo a recitare. Mi accorgo ben presto ...

Il corpo - chi comanda il movimento?

La bambina con cui ho lavorato durante un pomeriggio, all’interno di uno dei laboratori di Logoteatroterapia, è affetta da disturbo misto del linguaggio espressivo. A tale disturbo unisce un eccesso di velocità in qualsiasi tipologia di prestazione, il passare da un argomento all’altro senza soluzione di continuità, da un gioco all’altro, da una domanda all’altra senza ascoltare più di tanto la risposta. Probabilmente ha trovato nell’andare di fretta una modalità compensativa delle sue carenze linguistiche e attentive. Per questo motivo nelle prime settimane di laboratorio le ho proposto attività che eliminavano quasi del tutto la parola, concentrandosi invece totalmente sul corpo, sia in modalità statica che dinamica. La bambina è allegra, disponibile al lavoro, curiosa di imparare cose nuove. Dopo aver instaurato con lei una serena e armoniosa relazione basata sulla fiducia, incominciamo con gli esercizi. Ho già notato le sue difficoltà propriocettive, la quasi totale impossibilità ...

Sguardo azione e linguaggio

In uno dei laboratori di Logoteatroterapia ho proposto questo esercizio ai miei giovani allievi. Siamo seduti a terra in cerchio. Io ho la palla, scelgo uno dei ragazzi con il quale mantenere il contatto oculare ma lancio la palla a un altro. Divido così orientamento e direzione, mantenendo l’attenzione su entrambe le azioni (guardare e lanciare) nel medesimo tempo. Alcuni dei partecipanti sono affetti da iperattività, disturbo dell’attenzione; eppure dopo qualche minuto, riescono agevolmente a lavorare su questi aspetti. Quindi provo ad alzare il tiro e aggiungo il linguaggio. Uno di coloro che non guardo mi deve fare una domanda, alla quale devo rispondere quando inizio a lanciare la palla, mantenendo sempre lo sguardo sulla persona prescelta per tutta la durata dell’azione. La concentrazione quindi deve per forza aumentare, trovandosi a gestire insieme tre elementi distinti ma contemporanei: il mantenimento del contatto oculare, l’aspetto verbale (ascolto, comprensione della domand...

Il corpo parla – La direzione dello sguardo

Una delle prime cose che si impara nei corsi di teatro è che “il corpo parla”, ovvero comunica, anche senza dire neppure una parola. Tale concetto è anche una delle pietre fondanti della Logoteatroterapia. Trasmettere ai partecipanti che il loro corpo parla anche se non ne sono consapevoli. E stimola la “lettura” del corpo degli altri. Una mattina, lavorando con Elena e Ada (nomi di fantasia) ho proposto loro il gioco dell’associazione della frase alla posizione statica presa da me. Una di tali posizioni era formata dal corpo tutto teso, le braccia sollevate, i gomiti piegati e palmi aperti, bocca e occhi spalancati e sguardo verso il pavimento. Le ragazze hanno elaborato senza difficoltà frasi relative al fatto che avevo visto un topo. Io invece avevo pensato alla frase “oh mamma mia, l’ho rotto”, immaginando di aver lasciato cadere un vaso di vetro. Insieme abbiamo riflettuto sul fatto che tale posizione era adeguata a entrambi i concetti, ma quando una di loro affermò che poteva anc...

Emozione nello spazio

Mi trovo a condurre un’attività di logoteatroterapia in un gruppo in cui è presente Cristina – nome fittizio - bambina di 9 anni. Affetta da ritardo di linguaggio e disturbo misto del linguaggio espressivo, con una bassa autostima, Cristina ha recuperato moltissimo e ora parla fluentemente, con un vocabolario abbastanza ricco e frasi complesse. Permane, tuttavia, una forte inibizione a prendersi il suo spazio, a fare delle scelte, a esprimere chiaramente i suoi desideri o ciò che non le piace. Inoltre mostra grandi difficoltà non solo a interpretare le emozioni, a causa anche di una leggera ipotonia dei muscoli facciali, ma anche a riconoscerle laddove le veda espresse nel viso e nella postura di chi le sta accanto. Propongo quindi alcuni giochi propri del laboratorio di logoteatroterapia. Iniziamo con macro movimenti nello spazio, in cui tutto il corpo scioglie le contratture muscolari, respira profondamente, e comincia a giocare e divertirsi, immaginando di aver preso la scossa o di...

Nello studio del dottore

Martedì pomeriggio. Laboratorio con bambini di quarta e quinta elementare affetti da DSA , lieve inibizione motoria e verbale, disorganizzazione spazio-temporale, autismo. I primi sono molto attaccati al concreto, a volte mostrano timidezza, riescono a comunicare con frasi spesso ridotte al minimo, faticano a utilizzare fantasia e creatività. Il bambino affetto da autismo, al contrario, oltre a non sostenere quasi mai il contatto oculare, spesso si perde nei suoi pensieri, inizia discorsi lunghi e complessi ma non contestuali, necessita di essere riportato al “qui e ora” numerose volte. Molto bene, il laboratorio teatrale è proprio quello che fa per noi! Dopo qualche gioco in cui abbiamo esercitato il rispetto del turno, il rispetto dello spazio, l’espressività corporale e vocale, la creatività, chiedo ai bambini di realizzare un’improvvisazione insieme a me. Ne sono entusiasti, a tutti loro piace recitare, ritrovandosi in personaggi diversi da se stessi, ai quali è concess...

Gli oggetti il corpo e il linguaggio

Come ci insegna il Metodo Verbo Tonale *, tutto il corpo partecipa attivamente alla corretta acquisizione di fonemi, necessari per la formazione di parole e quindi di frasi. Percepisce il suono e supporta enormemente gli organi fonatori al momento della riproduzione. Partecipa attivamente all’atto comunicativo, al linguaggio. Inoltre, ci offre molte informazioni laddove ci sia una caduta proprio in questo aspetto. Un giovedì mattina conduco un laboratorio con bambini di seconda elementare. Tra loro, una bimba bellissima ha già fatto con enormi successi un percorso di logopedia, che l’ha aiutata a superare il ritardo di linguaggio dal quale era affetta. Ora si esprime molto bene, anche se talvolta permane un leggero sovraffollamento di fonemi, specialmente in frasi lunghe o appena più complesse di quella minima. Propongo il gioco delle trasformazioni dell’oggetto. Abbiamo in mano una penna e possiamo tramutarla in tutto ciò che vogliamo, grazie a piccole azioni sceniche. I bambini acc...